tofu con verdure all’indiana e un racconto

Questo piatto è una libera interpretazione, di quelle che ti vengono la sera aprendo il frigorifero con una voglia di verdure saporite, di un gusto fresco, di un aroma indiano condito dalla una poca voglia di cucinare. È perfetto! Così perfetto che non pensavo che sarebbe andato bene al primo colpo! Per questo le foto sono state scattate, come faccio sempre, solo nei passaggi per ricordarmi la ricetta che sto provando, non certo per pubblicarla. E invece, la pubblico così come è, e voi mi scuserete se le immagini non sono proprio bellissime. In fondo, in fondo al post, per farmi perdonare, vi lascio un racconto che sa d’India.

verdure+tofu indian7

tofu con verdure all’indiana

Ingredienti per due persone:

-2 zucchineverdure+tofu indian2

-1/2 peperone giallo -un po’ fuori stagione-

-un bel pezzo di daikon

-5 cm. di radice di zenzero

-3-4 cucchiai di latte di cocco

-3-4 cm. di radice di zenzero

-200 g. di tofu

-olio di semi di sesamo q.b.

-½ + ½ cucchiaino di amchur o amchoor

Procedimento:

per la marinata:

tagliate a pezzi il tofu e ponetelo in una ciotola. Aggiungete la radice di zenzero grattugiata fresca, mezzo cucchiaino di amchur e il latte di cocco. Lasciate riposare, dopo aver ben mescolato, in frigorifero.

verdure+tofu indian1

 

Pulite e mondate le verdure. Io ho usato la macchinetta per affettare a spaghetti le zucchine e il daikon. Se non avete la macchinetta potete tagliare la verdura in piccoli pezzi, così come ho fatto per il peperone. In una wok, o in una padella sistemate l’olio di semi di sesamo e aggiungete mezzo cucchiaino di amchur, mescolate e unite le zucchine e il daikon. Salate, mescolate e lasciate cuocere per qualche minuto, dipende dal taglio che avete dato alle vostre verdure.

verdure+tofu indian3Aggiungete il tofu con tutta la sua marinata, mescolate e cuocete fino a imbrunire un poco il tofu. Aggiungete il peperone che invece andrà cotto poco in modo che rimanga al dente. Aggiustate di sale e servite.verdure+tofu indian5

 Ricordo che il peperone fa parte delle solanacee, e quindi se siete allergici e/o intolleranti  sostituitelo con un’altra verdura.

Il cameriere al IV°piano.

Con fatica si allacciava la giacca beige profilata di nero, la pancia si opponeva a quella ristrettezza. Le dita grassocce cercavano di non farsi sfuggire il bottone nero. Certo era che non sarebbe bastato rimettere ordine a quella divisa per darsi un tono, un tono che era perduto da tempo. I piedi piatti stavano allargati in un paio di scarpe stringate e consumate, il lucido nero le faceva risplendere in tutta la loro vecchiaia. I pantaloni erano macchiati sulla gamba: un alone scuro ricordava il lunch del giorno prima. Si era presentato davanti all’apertura rumorosa delle porte metalliche dell’ascensore al quarto piano. Il suo sorriso era apparso prima di tutta la sua stazza. Dietro di lui le scale, alla sua destra il corridoio illuminato poco e male, a sinistra una zona buia, abbandonata dove regnava una vecchia sedia di legno e un piccolo tavolino con un telefono nero di tanti anni fa. Si era quasi inchinato, aveva mostrato le chiavi della stanza 408 e afferrando il trolley avanzava schiena dritta lungo la moquette marrone facendo strada alla cliente.

-Una cliente!- si era detto. -Una cliente!-

Aperta la porta della stanza, appoggiato il bagaglio sul porta valigia, aveva mostrato il bagno con orgoglio. Le ceramiche dei sanitari erano opache per il calcare depositato, crepe sottili rugavano la superficie. Ma, era pulito! C’era anche un rotolo di carta igienica sopra la cassetta del wc. Asciugamani stopposi stavano piegati sopra una rastrelliera arrugginita vicino alla doccia. Più sotto, un rubinetto guardava, spalancando la sua bocca, il pavimento consumato. Una piccola saponetta incartata era appoggiata sul lavandino. Il logo dell’albergo era stato stampato su un’etichetta che poi era stata incollata alla scatola verde del sapone. Lui, se li ricordava i bei tempi quando l’albergo era nuovo. Era giovane, era fiero di far parte dello staff del grande albergo a cinque stelle, l’unico in Mysore. Era ricercato da tutti i clienti stranieri e lui aveva il suo gran d’affare al piano. Controllava i camerieri delle pulizie, registrava l’andare e venire delle colazioni in camera la mattina. Si faceva notare per la sua presenza attiva con quel arrivare giusto un istante prima del cliente, con il sorriso, con la gentilezza, con la discrezione. Sorvegliava, seduto sulla sua sedia, quello che succedeva al piano, al quarto piano, quello con la vista sul Palazzo del Sultano. Il telefono squillava, avevano bisogno di lui. Poi, cominciarono i lavori di ristrutturazione dell’ala ovest. Un muro fu costruito e un nuovo albergo cominciò a crescere. Cinque stelle super lusso: oro, cristalli, tappeti, bandiere, bar lounge, sauna, palestra, centro fitness, connessione internet, sala conferenze, parcheggio, attività per bambini, ristorante, suite, servizio in camera, piscina, accesso ai disabili.

Era abbagliato da tanta bellezza, funzionalità, modernità.

Ben presto avrebbero chiamato anche lui per trasferirsi in quella reggia a lavorare. Gli avevano detto di pazientare, giusto il tempo di organizzarsi, l’ala est del vecchio albergo avrebbe subito la stessa ristrutturazione, il muro sarebbe stato abbattuto e un albergo ancor più grande avrebbe regnato sulla città. Aspettava da molto tempo: impeccabile, sorridente, efficiente, pronto a ogni richiesta. Ancora non riusciva a credere che era stato ingannato, che sarebbe stato lì per tutto il tempo che al vecchio albergo rimaneva di vita. Sì, non c’erano più soldi per la ristrutturazione e tanto valeva lasciarlo così decadere, fino a quando sarebbero arrivati clienti di passaggio.

Spesso la caldaia si rompeva e lui era costretto a riempire dei secchi di acqua bollente che portava nella stanza del cliente per la sua toelette mattutina. Imbarazzato e pronto ogni volta a subire la rabbia che inevitabilmente si scatenava. Che poteva dire? Quell’albergo aveva visto tempi migliori, e anche lui.

Che ne sarebbe stato di lui se domani avessero deciso di chiudere l’albergo, senza soldi per la ristrutturazione? Non voleva pensarci, scacciava ogni volta quel pensiero negativo ogni mattino quando si svegliava nella sua stanza alla fine del corridoio. Lui abitava li. Dietro a quella porta senza numero, un piccolo locale con un letto, un bagno e un fornello per potersi cucinare qualcosa. Questa gli era parsa una buona soluzione: lo stipendio non era sufficiente per pagare un affitto in città. Era solo, non si era mai sposato, dove poteva andare? Gli anni avanzavano e la sua camminata si faceva sempre più stanca. Quando non c’erano clienti al piano, poteva permettersi di cucinare un po’ di più lasciando che l’odore forte delle spezie si infilasse nelle altre stanze.

Il personale era stato ridotto: due persone alla reception, due per le pulizie. Dei sei piani, solo il quarto piano era funzionante, gli altri erano stati chiusi. Un albergo fantasma, come lui stesso si sentiva ogni volta che si trovava di fronte a un cliente in arrivo.

-Madam, questa notte ha lasciato la porta della sua camera aperta. E’ importante che chiuda la sua porta con la chiave. Ho vegliato io su di lei.-

La mancia seguiva il grazie che lo faceva sentire indispensabile e felice ancora una volta.

 

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    1. riso rosso Ermes con peperoni e cacao | broccolo&carota

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