la merenda a scuola

Girando nel web in questi giorni di inizio anno scolastico mi è capitato più volte d’incontrare la domanda del momento: -Quale merenda date ai vostri figli a scuola? -.

Sono mamme che se la pongono nei forum, sono medici e nutrizionisi che educano alla sana alimentazione facendo prevenzione all’obesità infantile. Leggo, condivido, storco il naso ma soprattutto comincio un viaggio a ritroso nei miei ricordi e scopro che il momento della merenda a scuola è stato sempre un argomento di grande interesse anche 50 anni fa. Ricordo che quando frequentavo la scuola elementare, che allora terminava alle 12.30, suonava la campanella a metà mattina e la Signora Maestra ci dava il permesso per fare la merenda. Avevamo tutti o quasi la tovaglietta ricamata da stendere sul banco. Sì, perché l’intervallo lo si passava in classe, e seduti o in piedi intorno alla cattedra dove la maestra poteva mantenere il suo cipiglio da guardiana.

Io non mi ricordo che cosa mangiavo… Mamma, cosa mi davi da mangiare che non me lo ricordo? Ce l’avevo la merenda?

io 1967

Ricordo invece molto bene i pacchettini di crackers, forse i primi monoporzione, che venivano aperti in punta di dita per evitare lo sbricciolamento. Tutti gli scolari correvano alla cattedra a offrire un po’ della merenda alla Signora Maestra (allora unica!) che scorreva con gli occhi, analizzando quanto le si offriva e poi assaggiava. Ricordo bambini che arrivavano con focacce fatte in casa, così unte, che costringevano la Signora Maestra a metterli in isolamento preventivo: macchiare una pagina di un libro o di un quaderno era una condanna a ricopiare enne volte quella pagina. Solo la figlia del fornaio poteva elegantemente estrarre dal sacchetto bianco la sua focaccia, mostrando a tutti le poche macchie della carta marroncina con cui era stata avvolta: testimonianza dell’abilità paterna che le forniva un alimento buono e poco unto. Con il pollice e l’indice o meglio con le ultime falangi di pollice e indice la Signora Maestra, che aveva un conto aperto dal prestinè staccava l’angolo e con eleganza se lo portava alla bocca cercando di non rovinare quel rossetto rosso fuoco cornicetteche le spiccava sul viso pallido. Se avesse potuto chiedere un bicchiere di vino rosso alla figlia del vinaio l’avrebbe fatto visto che aveva un conto aperto anche lì. Ma torniamo allo scartare la merendina, me ne vengono in mente due: la prima era un lievitato semplice con granella di zucchero sopra e un nome che era un augurio (non faccio nomi perché i prodotti sono ancora in commercio e voi siete così furbi che capirete subito a quale prodotto mi riferisco). Questo piaceva molto se sottoposto a speciale trattamento da parte del bambino: per prima cosa bisognava sistemare la merenda sulla sedia, per seconda cosa sedercisi sopra fino a sentire il pouf del pacchetto che scoppiava aprendosi, e infine con le mani schiacciare e quasi impastare il lievitato fino a ridurlo dello spessore di pochi mm.; c’erano delle gare a chi riusciva a farlo più sottile. Ora, era pronto da mangiare, e così era molto più buono! Questa pratica poteva essere saltata solo nel caso il lievitato fosse stato acquistato allo spaccio aziendale (cosa comune all’epoca e che la mia famiglia ha fatto fino a quando la fame di mio fratello si è placata). Lì, venivano venduti sacchetti contenenti un gran numero di pezzi scartati dalla produzione perché malriusciti: schiacciati, storti, deformi, con poca o nulla granella, troppo scuri, etc. Erano i migliori! Per quanto riguarda l’altra merenda arrivò più tardi, sul finire della mia scuola elementare. Questa aveva sostituito la michetta con “crema spalmabile di cioccolato e nocciole” che nel suo sgocciolare goloso gravitazionale macchiava di marrone le carte e i grembiuli immacolati delle bambine. Questa era buona così, tanti gusti in cui sbizzarrirsi, tanta invidia per quel bambino che la estraeva delicatamente perché questa sì, che facilmente si spiaccicava. Tutti intorno a domandare a quale gusto fosse: a quei tempi poche famiglie potevano permettersela e quando la tiravi fuori dalla cartella era veramente una festa! Verso la fine dei miei anni della scuola elementare faceva la sua comparsa un altro pacchettino monoporzione quello di un biscotto che aveva la novità della leggerezza: lì era una sfida riuscire a aprire il pacchetto senza spezzare il primo della fila, un attimo di suspense al momento dell’apertura. Non ricordo di bambini con banane o mele quindi eravamo bambini già dediti all’industria merendera. Per alcuni appena arrivati dal sud (siamo negli anni ’60), la merenda era un panino con olio e sale che faceva inorridire la Signora Maestra che non faceva nulla per mascherare il suo disappunto che risuonava come un: – Questi selvaggi!- oltre al fatto che il suddetto panino fosse poco di “classe”, noi, milanesi, non conoscevamo l’olio e per noi la michetta poteva essere spalmata solo con il burro per poi spolverizzarla con lo zucchero. Questa però faceva parte delle merende pomeridiane, non quelle dell’intervallo e che quindi meritano un post a parte.

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Della scuola media con ben due intervalli non mi ricordo nulla; credo che a quell’età si avesse più voglia di stare assieme e pettegolare che di mangiare. E, poi, finalmente si poteva passare l’intervallo in corridoio spiando i compagni delle altre classi (è così: si finisce sempre per innamorarsi di quello della sezione B!). Alla scuola superiore c’erano degli organizzatissimi bidelli (allora si chiamavano così!) che aprivano un armadio grigio di metallo e distribuivano panini (già la michetta vuota si era persa?) con formaggio, prosciutto cotto o crudo, salame. Tutti ben confezionati in un sacchetto di carta bianca. £… ? Quanto costassero non me lo ricordo… ricordo invece che compagni maschi con l’ormone della crescita attivo si facevano fuori tranquillamente 2-3 panini ad ogni intervallo! E le regole d’igiene? E le regole della salute? Tutto quasi sconosciuto all’epoca…

Non sono qui a darvi consigli o suggerimenti per le merende dei vostri figli: voi sole mamme, sapete se i vostri bimbi fanno una buona colazione, se la mensa scolastica propone un pasto equilibrato che loro mangeranno. Queste sono le cose da valutare. Se siete mamme che possono infornare la sera dei piccoli tortini al posto delle merendine industriali farete mangiare un prodotto sano, economico per tutta la famiglia che saprà d’amore. La frutta è sempre un’ottima alternativa per i bambini che mangiano troppo. Mah, una parolina ve la voglio bisbigliare all’orecchio: -Ricordati, mamma, che bisogna mediare perché l’antica pratica dello scambio della merenda è difficile da estirpare!-

 

E voi, che siete grandi fate ancora la merenda di mezza mattina?

E con che cosa la fate?

Interrogata la mamma, questa ammette: -Io, la merenda non ve la davo!-

 

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3 commenti

  1. Allora, nei periodi in cui sono “a dieta” -ovvero un mese sì ed uno no- seguo scrupolosamente la regola dei 5 pasti quotidiani, quindi sì, mi concedo una merenda a metà mattina: una mela piccola da sgranocchiare in ufficio, oppure uno (no, ok, sono almeno due) quadratini di cioccolato fondente.
    Quando invece non sono a dieta, salto le merende anche se, come i bambini, alle 11 mi viene fame nonostante l’abbondante colazione: non mi piace interrompere il lavoro e, purtroppo, non mi viene spontaneo mangiare a metà mattina. Del resto, mio papà mi ha martellato fin da piccola con “Non si mangia fuori pasto!”.

    • Grazie Val della tua testimonianza…
      io sono una sostenitrice dei 5 pasti: una piccola merenda a metà mattina e un’altra a metà pomeriggio tengono la glicemia tranquilla e non ci fanno arrivare troppo affamati al pranzo o alla cena. Il segreto è la misura in tutto ciò che facciamo.
      :))

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  1. “Colesterolo cattivo? no, grazie!” diventa un’evento formativo e anche una ricetta | broccolo&carota

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