vacanza estate 2015

VACANZA dal latino: vacantia neutro plurale sostantivato di vacans, participio presente di vacare essere vuoto, libero. fuerte46

Cerco sempre il mio essere vuoto attraverso la pratica yoga. Quando sono in vacanza desidero che questo essere vuoto possa trovare anche un luogo che più facilmente mi faccia sentire libera.

Trovare il posto giusto per una vacanza non è sempre facile. “Dove andare?” Del mio desiderio di vacanza avevo solo un’immagine nella mente: una lunga spiaggia dove poter camminare da sola e restare ad ammirare la natura. Tutto il resto sarebbe andato comunque bene ma quello spazio di solitudine e di contatto con il mare, il sole, la spiaggia doveva essere rispettato. E così è stato. E sarà di questo che cercherò di farvi virtualmente partecipi.

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fuerte3Nulla mi piace di più che alzarmi presto la mattina e arrivare in spiaggia prima di tutti gli altri vacanzieri. Mi alzavo, facevo colazione, infilavo le scarpette da scoglio (non perché ci fossero scogli solo perché la spiaggia nascondeva dei simpatici sassi pungenti) e la mia passeggiata poteva cominciare. Ogni mattina, lasciando la bella struttura che mi ospitava nel verde più lussureggiante, abbandonavo l’oasi e andavo verso il deserto. La spiaggia era proprio un deserto meraviglioso. Incredibilmente il luogo si mostrava a me ogni giorno in forme diverse e ogni volta era una scoperta meravigliosa. Gli alisei, che hanno accompagnato sempre le mie passeggiate, sferzavano a volte con un’intensità tale che il sollevarsi della sabbia mi feriva.

Ho sentito che dovevo diventare sabbia, vento, e acqua per poter procedere. Bisognava sentirsi parte di tutto quello per riuscire, con fatica, a proseguire: perché al vento contrario bisogna offrire meno resistenza possibile.

Come non pensare che, molte volte nella vita, il vento ci è contrario. Eppure procediamo, cercando di non opporci con la forza, semplicemente avanzando passo dopo passo, da un’equilibrio instabile a uno stabile. I piedi che afferrano il terreno, lo saggiano e cercano una stabilità per trasferirla e assicurarla a tutto il corpo. Guai ad irrigidirsi. È necessario flettersi giocando con il vento, diventando vento: solo in questo modo si può procedere. Il sole si alzava velocemente e implacabilmente e allora ringraziavo il vento. La sabbia alzata, ricopriva il mio corpo (opportunamente protetto dalla crema ad alta protezione), difficile il fotografare, ecco perchè alcune immagini sono velate e i colori non splendono.

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Incontravo orme di piedi scalzi che mi avevano preceduta, eppure non scorgevo nessun umano all’orizzonte. Scoprii che alcune orme, del giorno precedente, si erano stampate nella rena.

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La spiaggia, di origine vulcanica, mostrava a me (sono sicurissima che fosse solo per me!) immagini e forme diverse. Nella notte le onde dell’oceano e il vento avevano disegnato incredibili arabeschi, texture magiche, come gli schizzi a carboncino su fogli di carta da spolvero di un’artista.

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Collane correvano lungo la riva: erano fatte di gocce di sabbia che, come ciondoli, terminavano in perle di sassi. Architetture stratificate erano il luogo dove le forze dei due elementi si incontravano. Come non innamorarsi di questi artisti e delle loro creazioni?

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Di giorno in giorno, l’alta e la bassa marea modificavano completamentefuerte38 il paesaggio.

Forse, l’oceano stava giocando con quella boa arancione che se oggi era ben lontana dall’acqua, domani avrebbe galleggiato di nuovo sulle onde. Fantasticare… la boa… un pallone abbandonato da giganti dopo una partita sulla spiaggia che aspetta, in solitudine, nuovi cavalloni per giocare ancora.

Così, piccole vasche d’acqua si formavano qui o là. Dove esattamente non lo sapevi, lo scoprivi ogni mattina il luogo scelto dall’architetto per costruire le sue piscine. Le onde sono ritmi vitali, solo un occhio attento scorge fra loro piccoli pesci mimetizzati. Li vedete?fuerte1

E poi, un giorno, trovi un posto magico: lì s’incontravano, formando incredibili giochi d’acqua, le onde della piscina con quelle dell’oceano. Mi incantavo a guardare.

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Piccoli uccelli tremanti avanzavano zampettando sulla spiaggia incalzati dal vento: infilavano i loro lunghi becchi nella sabbia umida e facevano colazione.

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I gabbiani, incuranti della forza del vento e delle onde, si riposavano dove erano emerse le terre.

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Quando rientravo all’oasi gli umani si erano svegliati; arrivavano con le loro mute, i loro imbraghi, le loro tavole, i loro aquiloni: perché la voglia di sentirsi liberi e di volare non ha mai abbandonato Icaro.

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4 commenti

  1. Ciao carissima. È sempre un piacere leggerti. Il silenzio del deserto è magico. Buon settembre e buon rientro.

  2. Ciao Valentina, grazie di essere passata e aver lasciato la tua orma. Ti auguro un buon raccolto settembrino!

  3. Alex

    Lazzarona e vagabonda… sei sempre in giro!!

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