A COME APIA

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Ecco che è partito l’ L’ABBECEDARIO CULINARIO MONDIALE!

Che cosa è?

29 blogger compongono la carovana, tra ambasciatrici, ambasciatore, “semplici” viaggiatrici e un’Aiuolik. Gireranno (virtualmente) il mondo e lo metteranno sul piatto, letterina per letterina!

Questo viaggio consta di un ambasciatore/ambasciatrice per ogni lettera dell’alfabeto.

Ogni lettera è associata a una città, rappresentativa di una nazione e l’ambasciatore/ambasciatrice ha l’onore di aprire le danze con un piatto tipico a sua scelta. In seguito, tutti gli altri partecipanti/viaggiatori possono pubblicare una ricetta tipica di quel luogo. È possibile seguire il viaggio tappa per tappa o partecipare solo in alcune.

Viaggerò volentieri verso paesi con piatti di cucina vegana.

A COME APIA 

Mangiare è un po’ come viaggiare è l’ambasciatore di turno.

Ma dove è APIA? Apia è la capitale dell’isola di SAMOA. Sapete esattamente dove si trovano? Io non lo sapevo proprio esattamente, all’incirca… quasi…

È un’isola della Polinesia e si trova qui:

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si ringrazia il web per l’immagine

Questa è la bandiera:

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Questi sono i suoi fiori:

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si ringrazia il web per l’immagine

La vegetazione è tropicale con palme da cocco e piante e fiori tipici del luogo. La deforestazione sta analogamente distruggendo gli habitat terrestri, oltre a causare l’erosione del suolo.

Questo il suo mare:

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si ringrazia il web per l’immagine

Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse ittiche, talvolta anche con impiego di sostanze chimiche illegali, ha fortemente impoverito l’ambiente marino. Lo scarico in mare di acque inquinate, e l’afflusso di sedimenti dovuto all’erosione delle coste sta mettendo in pericolo la barriera corallina.

La ricetta si chiama:

SUAFA ‘I’

zuppa dolce fredda o calda per colazione o merenda

Ingredienti:suafai 2

-400 g. di banane mature, ben mature e lo capite dai puntini neri sulla buccia

-500 ml. di acqua

-100 g. di perle di tapioca

-240 ml. di latte di cocco

Procedimento:

in una casseruola versare le banane, che devono essere schiacciate con i rebbi di una forchetta. Aggiungete l’acqua e portate a bollore. Abbassate il fuoco e lasciate sobbollire per 20 minuti, mescolando. Versate poco alla volta la tapioca in perle, mescolando e aggiungete infine il latte di cocco. Riportate a bollore e lasciate sobbollire per 15 minuti abbassando la fiamma. La tapioca sarà cotta quando diventerà traslucida. Lasciate riposare fuori dal fuoco per 30 minuti. Potete gustarla calda o fredda. A me e alle mie amiche è piaciuta molto. Al mio gusto e a quello delle amiche va bene così senza aggiungere zucchero o dolcificanti anche se la ricetta originale lo prevedeva.

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Con queste dosi mi sono assicurata una bella colazione per la mattina e una gustosa merenda con le amiche.

Non si può certo dire che questo dolce sia di bell’aspetto! Solo amiche che hanno già assaggiato i miei esperimenti culinari hanno superato l’orrida presentazione. Guardandolo da vicino non è per nulla allettante e fa anche un po’ impressione con tutte quelle bolle trasparenti…  sembrano… occhietti!

Eppure è buono: ha un gusto particolare dato dalla bollitura della banana. Credo che sarà la mia colazione e il mio dessert per l’arrivo della stagione fredda. 

Non fatevi impressionare se lo vedete ingrigirsi un po’, è l’effetto banana che non essendo trattata con il limone tende ad annerirsi. Tutto OK!

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Avrei voluto metterci le mie foto di Samoa nel post ma non essendoci mai stata, ringrazio il web per le immagini.  Naturalmente verranno rimosse su richiesta.

16 ottobre giornata mondiale dell’alimentazione 2014

Oggi, 16 ottobre è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione.

Il tema della Giornata Mondiale dell’alimentazione 2014 Agricoltura familiare : “Nutrire il mondo, preservare il pianeta” è stato scelto per valorizzare l’agricoltura familiare e i piccoli agricoltori. Punta l’attenzione del mondo sul ruolo determinante dell’agricoltura familiare nel debellare fame e povertà, offrire sicurezza alimentare e nutrizione, migliorare i mezzi di sussistenza, gestire le risorse naturali, proteggere l’ambiente e realizzare uno viluppo sostenibile, in particolare nelle zone rurali. L’Assemblea generale dell’ONU ha designato il 2014 “Anno Internazionale dell’Agricoltura familiare”, un segnale forte con cui si riconosce l’importante contributo degli agricoltori familiari alla sicurezza alimentare mondiale.

Questo si legge sul sito della FAO

WWF e Auchan hanno tempo fa lavorato assieme a un progetto “Insiemecontroglisprechi” a cui molti hanno aderito offrendo una personale ricetta contro gli sprechi. Lisa Casali ha collaborato selezionando le ricette. Che cosa è la cucina senza sprechi? È la cucina che utilizza gli avanzi e/o gli “scarti” delle preparazioni alimentari. Queste ricette sono state raccolte in un libro “Buttali in pentola”, che sarà in vendita in tutti gli ipermercati Auchan e il cui ricavato sosterrà i progetti di conservazione del WWF.

copertina

È stato presentato il 30 settembre alla Triennale a Milano in occasione della presentazione del LIVING PLANET REPORT 2014; rapporto biennale del WWF sullo stato dei sistemi naturali della Terra e le soluzioni da mettere in atto per condurre le nostre società verso la sostenibilità del Pianeta. E’ realizzato in collaborazione con il Global Footprint Network, e la Zoological Society di Londra, e l’European Space Agency (l’Agenzia Spaziale Europea). 

Ho partecipato anch’io a questa raccolta con la mia ricetta Happy Hour con lo scarto.

La ricetta, tra le tante raccolte, che mi ha sorpreso di più è quella di Giusy Luini che ha presentato il suo gelato con i bacelli di piselli.

Davvero molto brava! Complimenti Giusy!

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Quando la cucciola rimane per il week end dalla nonna, ne combinano di tutti i colori: questo sarebbe il giusto titolo del post!

La cucciola sta crescendo, (troppo in fretta!), autonoma, sa cosa vuole e non c’è dubbio che ha le idee ben chiare. È più difficile ora convincerla sul da farsi. Queste ultime settimane in cui sembrava che l’estate fosse ritornata ci hanno dato la possibilità di godere dei giardini e, specialmente il venerdì mattina quando gli altri bimbi sono a scuola, di avere a disposizione tutti i giochi del parco. Con zainetto in spalla siamo uscite a fare la nostra raccolta autunnale di tesori: le castagne matte e i loro ricci (che poi ti pungono la schiena quando devi rimettere lo zaino sulle spalle… -Nonna, portalo te che mi fa male!- , le foglie colorate e dalle forme più diverse, le ghiande, strani frutti secchi -Che cosa sono nonna?- -Non lo so!- -Bugiarda!- :(. Il tutto per preparare anche quest’anno il nostro autunno colorato. Abbiamo disegnato foglie utilizzando la carta dei sacchetti del fruttivendolo e tracciando la forma sovrapponendo le foglie raccolte. Poi i tesori sono stati portati alla scuola materna perché così voleva la principessa: dovremo fare un’altra spedizione prima dell’arrivo delle piogge. Naturalmente siamo state a trovare le anatre, i pesci e le tartarughe che nuotavano in acqua veramente melmosa. Abbiamo così visto una famiglia di topi che aveva fatto la tana proprio sotto un albero. Pare che le trappole per la derattizzazione non funzionino proprio! Poi, tornate a casa, ci sono sempre le favole da raccontare e i libri da guardare. Quello del momento è “L’arca di Noè” di Roberto Piumini e con le illustrazioni di Valentina Salmaso. A Gaia piace molto questa storia anche perché le immagini, che riempiono tutta la pagina, sono molto colorate e gli animali molto belli. Ci sono il leone e la leonessa che si guardano teneramente, le giraffe che intrecciano tra di loro i lunghi colli. Ci sono anche le coppie di animali più vicini a noi: oche, maiali, bruchi, conigli, tartarughe, ragni. tutti stretti nella pancia dell’arca ad aspettare che le acque si ritirino. C’è la grande famiglia di Noè che tiene gli animali in allegria con musica e storie. C’è un Grande Padre che dà il benvenuto al nuovo mondo e alla pace che regnerà. Gaia sfoglia questo libro osservando con attenzione le figure e ritrovando ogni volta i molti animali che fanno compagnia all’uomo e sono un vero dono.

A proposito… pulendo i broccoletti, passione di Gaia, abbiamo trovato un bruco bello verde, così abbiamo deciso di sistemarlo tra gli scarti dei broccoli e portarlo al giardinetto sotto casa, per non ucciderlo. Quando siamo uscite lei reggeva la vaschetta con il bruco delicatamente con le due manine, abbiamo scelto un cespuglio e lì sotto abbiamo sistemato la verde bestiola, guardate con curiosità da un signore che se ne stava seduto su una panchina a leggere il giornale. Tutto bene fino a qua ma quando è arrivata la sera…

-Nonna, ho voglia di mangiare il pollo! – Nonna strabuzza gli occhi della serie ma cosa ti viene in mente?, ma non fa a tempo a dire nulla che lei prosegue facendosi mentalmente le domande e dandosi le risposte…cecina more9

-Sì, lo so che tu non mangi il pollo: perché tu non uccidi gli animali. Ma anch’io non uccido gli animali, sai nonna… quello che mangio è già morto. Lo uccide il signore dove la mamma lo compra! Anch’io voglio bene agli animali.-

Che dire? Nulla, non si può dire nulla. Troppo difficile per i suoi 4 anni capire. Vive in una famiglia che, anche se poca, mangia carne. E poi, ha già detto tutto lei…

Facile pilotarla su un piatto vegano per la cena e una supercolazione veg della domenica veramente speciale.

Avevo detto che l’avrei provata e l’ho fatta… Lucy  !!!!

cecina alle more

Ingredienti:cecina more1

-100 g. di farina di ceci

-200 g. di acqua o latte di riso

-40 g. di malto di riso

-olio e.v.o. q.b.

-more tante q.b.

Procedimento:

setacciare la farina di ceci e unire l’acqua o il latte di riso a cui è stato sciolto il malto di riso. Usate la frusta per miscelare così non si formano i grumi. Se avete tempo lasciatela riposare un po’ in frigorifero. Lavare le more e nel caso fossero molto grosse dividerle in due. Scaldare una padella preventivamente spennellata con l’olio. Versare l’impasto dopo aver aggiunto le more. Cuocere a fiamma alta per qualche minuto, poi abbassare la fiamma e coprire. A metà cottura, quando vedete la superficie dorata rivoltatela come si fa per una frittata, coprire di nuovo e terminare la cottura. Aspettare con pazienza che si raffreddi un poco altrimenti ti scotti, e guarnire con qualche mora fresca e gustare.

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A Gaia l’ho preparata con l’acqua per restare più leggeri visto che lei il latte vegetale l’avrebbe bevuto comunque.

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A tavola! È pronto!

Gira il tornello,

scende le scale,

corre, saltella.

Un altro arriva un gradino dopo l’altro,

pesante, lento, ritmato.

Ancora il ruotare dei tornelli e in molti scendono,

rapidamente, qualcuno più lento, zoppica.

Lenta scorre la scala mobile.

 

Menù del giorno:

Antipasto:

fretta saltata con crema di buon umore.

Primo piatto:

gnocco ripieno di pensieri e preoccupazioni.

Secondo piatto:

pioggia di emozioni e sensazioni con contorno di difficoltà.

Dolce:

respiro lento al profumo di spazi aperti.

 

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A tavola! È pronto!

Qualcuno ha preparato il nostro pranzo o la nostra cena, oppure abbiamo cucinato per noi soli o per la nostra famiglia e ora siamo chiamati ad accogliere quel cibo che è stato preparato con amore. La tavola è apparecchiata con ordine, non importa se il servizio non è quello della festa, se la tovaglia non è quella di lino, se i bicchieri non sono di cristallo. L’armonia dei colori, delle forme, lo spazio che questi occupano sul piano del tavolo mostra un’attenzione, una cura che celebra il pasto.

fare il pane

Cosa facciamo quando ci sediamo a tavola davanti al cibo che dovrà nutrirci? Predisporci a ricevere il nutrimeno vuol dire creare uno spazio vuoto dentro di noi, alle volte troppo pieni delle fatiche e delle preoccupazioni della giornata. Come è possibile assaggiare, gustare, riconoscere in tutti i suoi componenti il cibo se mangiamo di fretta perché la testa è occupata a masticare pensieri? Il mangiare non è solo un atto che dobbiamo fare per poter vivere, può diventare un momento di ascolto di noi e delle persone che condividono il nostro pasto. Cresciuta nella tradizione cristiana mi hanno insegnato a recitare una preghiera prima di affondare le posate: la preghiera di ringraziamento per quel cibo. È un momento di pausa che ci consente di toglierci dalla frenesia della giornata e prepararci a un mangiare che diventa un atto sacro. Ringraziare Dio (qualunque nome porti), ringraziare la terra, ringraziare la vita che ci ha fatto nascere nella parte del mondo più fortunata dove è facile reperire cibo per tutti i nostri pasti. Spegnete i televisori, i telefoni, i computer e dedicatevi a raccogliere l’energia, i sapori, i colori del vostro cibo. Se siete da soli ascoltate della musica; più intensa è l’esperienza del silenzio durante il pasto, e rimanete in ascolto su quello che i vostri sensi recepiscono.

rasa tali

La vista ci dice della natura, della consistenza, dei colori, della densità, della forma. L’odorato anticipa i sapori. Il gusto: dolce, amaro, salato, piccante, acido, astringente. I cinque rasa dell’Ayurveda. L’udito partecipa: se mangiamo semi o frutta secca sentiamo il crock, qual è il suono di una carota addentata, e quello di un gambo di sedano,… ? Sareste in grado, ad occhi chiusi di riconoscere il cibo che state mangiando? L’esperienza yogica dell’ascolto si può fare anche a tavola e si può diventare ancora più sensibili, affinando i nostri sensi fino a sentire che quel cibo che stiamo portando alla bocca ci fa bene oppure male. Non sto parlando di alimenti avariati, mi riferisco piuttosto al fatto che ognuno di noi ha degli alimenti che aumentano il proprio benessere, altri che che lo intaccano. Molti suggeriscono di masticare lentamente e a lungo ma tra un boccone e l’altro provate a sorridere a voi stessi, a chi condivide con voi il pasto e alla vita.postura seduta2

Qual è il vostro rito di ringraziamento?

Quale la vostra preghiera?

tortini mela sambuco

Mi hanno regalato una bottiglia di questo favoloso succo, formato da succo di mela di montagna all’85% e succo di sambuco nero al 15%. Me lo sono gustato, intenso, dolce: una vera bontà di montagna. Poi, visto che una volta aperto il suo consumo era in tempi stretti, ho deciso di usarlo in questi tortini. Per questo si può considerare un “recupero”: quante cose rischiamo di buttare solo perché ci sfugge la data di scadenza? Veramente buoni, semplici e gustosi. Non sono dolci da vetrina ma per la loro semplicità e genuinità la meritano.

tortini sambuco+mela6

Con i fiori di sambuco avevo preparato un altro dolce casalingo: eccolo qua! Con i succhi di frutta si ottengono fantastici dolci: guardate qui!

tortini mela sambuco

Ingredienti:tortini sambuco+mela8

-250 g. di farina di kamut integrale

-1 bustina di cremor tartaro

-1 mela golden

-400 ml. di succo di mela di montagna e sambuco nero

-2 cucchiai di olio di riso

Procedimento:

setacciare la farina e il lievito. Sbucciare la mela e tagliarla a cubetti. Miscelare l’olio con il succo di mela e sambuco. Unire la parte liquida a quella solida, mescolando dall’esterno verso l’interno. Aggiungere la mela. Dividere il preparato in stampini e cuocere in forno a 180°C  per 45 minuti circa.

taccole stufate e un colesterolo buono, anzi gustosissimo

La ricetta di oggi è veramente molto semplice e veloce perchè cucinare un piatto sano deve essere facile e non deve occupare troppo tempo, altrimenti finiremo per mangiare altro e quell’altro si chiama fast food e non è sano. Dall’orto mi sono arrivate queste ultime taccole gialline con cui ho preparato il piatto che può essere un contorno veramente super nutriente o un piatto unico leggero che non ci appesantisce ma ci fornisce le adeguate energie per la giornata. Quanta fame avete? Un piatto di questa verdura può essere abbinato a una piccola porzione di riso Basmati che completa il pasto.

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Le taccole, chiamate anche piattoni, sono di colore verde chiaro, di forma larga e appiattita, sono una varietà di piselli, chiamate anche piselli mangiatutto. Hanno un sapore dolce e delicato. Dal punto di vista nutrizionale, le taccole sono ricche di fibra vegetale delicata e attiva adattissima a chi ha bisogno di regolare l’intestino. Inoltre essendo l’apporto energetico basso (circa 20 kcal/100g) sono adatte alle diete ipocaloriche. Ricche di vitamine (B9, vitamina C) e sali minerali la cottura in padella con poca acqua, consente di conservarle cosa che non avviene se venissero lessate in acqua bollente.

Per quanto riguarda la carota e le sue proprietà nutritive possiamo dire che è una vera miniera di minerali: ferro, calcio, magnesio, rame, zinco. Apporta pro-vitamina A (carotenoidi), vitamina B e C; tra tutti i vegetali rappresenta la fonte più ricca di beta-carotene, che viene trasformato in vitamina A dall’organismo in caso di bisogno. È anche ricca di riserve zuccherine.

Ecco perchè questo contorno può essere considerato un piatto completo per chi sta seguendo una dieta ipocalorica.

Questa ricetta partecipa al primo contest  promosso dal Policlinico Federico II e dall’Associazione italiana Food Blogger, dedicato al tema “colesterolo cattivo”.Banner-350x262-18-Giugno-2014_DEFINITIVI-CON-TESTO-327x262

Se volete saperne di più sul colesterolo vi invito a cliccare su questo qui link.

Categoria contorni

taccole stufate

Ingredienti per 3 persone:taccolestufate24

-500 g. di taccole

-4 carote

-1 scalogno

-timo fresco q.b.

-olio e.v.o. q.b.

-sale marino integrale q.b.

-pepe nero q.b. –facoltativo-

Procedimento:

lavare e mondare le taccole togliendo loro l’eventuale filo. Tagliarle a tocchetti di circa 2 cm. , pulire le carote e tagliarle a rondelle sottili. Pulire lo scalogno e affettarlo sottilmente. In una padella versare l’olio e aggiungere lo scalogno. Mescolare e aggiungere le carote e le taccole, salare. Cuocere coperto aggiungendo un po’ d’acqua calda fino a coprire, avendo cura di aggiungerne dell’altra se necessario. Poco prima del termine della cottura aggiungere del timo. Terminata la cottura prelevare qualche rondella di carota e frullarla con l’aiuto del mixer. Comporre il piatto versando un po’ delle carote frullate e le taccole attorno. Guarnire con del timo fresco.

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È un’ottimo piatto anche per i bambini: la mia nipotina Gaia che le aveva già assaggiate qui le ha gustate con grande piacere! 

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lo speziario

E rieccomi qui con la lista della spesa per comprare insieme a voi le spezie. Qui, troverete tutte le spezie che fino ad oggi ho usato per cucinare. In coda troverete quelle che utilizzo per la mia cucina indiana. La raccomandazione è di scegliere ingredienti possibilmente bio, e qui non sempre è facile.anice stellato

lo speziario:

  • alloro foglie
  • anice stellato
  • cannella in stecca e in polvere
  • carvi semisemi cardamomo1
  • cardamomo verde e nero semi
  • chiodi di garofano
  • coriandolo semi
  • cumino semi
  • curcuma
  • noce moscata e macischiodi garofano2
  • paprika
  • pepe bianco
  • pepe nero
  • pepe rosacurcuma1
  • peperoncino rosso
  • radice di zenzero
  • senape
  • fieno greco
  • finocchio semi
  • zafferano stigmi

dall’India:

  • Garam Masala
  • semi di ajwain
  • assafetida
  • radice di zenzero
  • foglie di curry

Uso la radice di zenzero sempre fresca. In alcune preparazioni il peperoncino è richiesto fresco: quello verde piccante. Stesso discorso per il coriandolo: quando non specificato si intende le foglie fresche.

semi finocchiosemi cuminosemi coriandolo2

La mia MASALA.

Ingredienti:

5 cm. di chicca, soave, aromatica, rossiccia, legnosa, inebriante, sfogliata, avvolgente: stecca di cannella

15 asticine appuntite a un’estremità e munite dall’altra di capocchie, incisive, burbere, rozze, fosche, adombrate, pizzicanti, riscaldanti: chiodi di garofano

15 profumati, rotondi, serrati e dischiusi, freschi, teneri, erbosi, pallidi: semi di cardamomo

15 stuzzicanti, frizzanti, eccitanti, arguti, licenziosi, piccanti, rotondi, saltellanti, oscuri: grani di pepe

1/2 coccola, ruvida, ovale, ardente, grattata: noce moscata

1 concavità ovale colma, tinta, giallo, setosa, scura, secca, polverosa: curcuma

cucurbitacea sconosciuta sei mia!

Quello che è certo è che si tratta di una cucurbitacea: un po’ zucca, un po’ melone, un po’ zucchina, muskmelon per alcuni. Questo fruttoverdura ha origini orientali e viene chiamato con nomi diversi in ciascun paese. L’ho guardato, riguardato, fotografato e messo in padella!

Oggi è il secondo anno di broccolo&carota, dovrei fare da brava blogger delle riflessioni sulla creatura… 

questa estate ho fatto un po’ di  restyling al blog, apportando delle modifiche grafiche, riscrivendo il mio profilo, il chi sono… così scorrendo un post dopo l’altro ci si accorge quanto si è cresciuti… titubanti all’inizio si fa qualche passetto, poi si va più spediti e più sicuri… questo grazie a tutte le belle persone che ho incontrato qui… festeggiamo con questa ricetta? Non è il solito minestrone o la solita zuppa di compleanno… questa volta vi porto a  mangiare  indiano!

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cucurbitacea sconosciuta all’orientale

Ingredienti:

- 1 kg. muskmelon  -ma quanto pesa!

-1 cucchiaino di semi di senape

-1 cucchiaino di semi di coriandolo

-1 cucchiaino di semi di cumino

-1 cucchiaino di curcuma

-1/2 cucchiaino di paprika

-foglie di curry secche

-olio e.v.o. q.b.

-sale q.b.

-assafetida q.b.

Procedimento:

lavare e sbucciare la cucurbitacea, tagliarla a tocchetti. In una pentola versare l’olio e aggiungere assafetida, scaldare mescolando. Quindi aggiungere in sequenza: senape, coriandolo, cumino. Mescolare. Aggiungere la verdura. Mescolare e salare. Aggiungere la curcuma e poi la paprika. Mescolare, aggiungere un po’ d’acqua, coprire e lasciar cuocere.

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Ho preparato del riso integrale Carnaroli Riserva San Massimo aggiungendo all’acqua salata di cottura un pezzetto di stecca di cannella e tre semi di cardamomo, qui la ricetta. Il risultato è un piatto unico che riscalda il cuore, e profuma d’oriente.

 

P.S. Chi avesse notizie sulla cucurbitacea è pregato di condividere il suo sapere, grazie!

 

piatto dell’equinozio d’autunno: ceci e zucca con salsa tahina

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Questo piatto l’ho preparto per me e per mio genero a cui piacciono molto i legumi. Era un po’ di tempo che stazionava un vasetto di tahina nella mia dispensa, non che fosse scaduta e neanche vicino alla scadenza. Mi era stata regalata da un’amica che l’aveva comprata per sé e poi aveva cambiato idea. Quando l’ho rivista lì che mi chiedeva perché l’avessi dimenticata… mi sono lasciata commuovere e ho deciso di cercare una ricetta tutta per lei per renderle onore.  Gira che ti rigira, leggi, che ti rileggi, scarta e scarta ancora, pensa e ripensa… alla fine ho trovato questa idea che è veramente molto buona. Un abbinamento incredibile, delizioso. Dovete solo non farvi prendere troppo la mano dalla salsa (che è troppo gustosa!) perché le calorie salgono al pari della bontà del piatto! Pensandoci bene questa ricetta alla fine non è così strana: i ceci si abbinano perfettamente con la zucca e anche con la tahina (leggi hummus). Un piatto ottimo tiepido.

piatto dell’equinozio d’autunno:

ceci e zucca con salsa tahina

Ingredienti:

-400 g. di zucca delica bioceci lessati1

-150 g. di ceci secchi

-1/2 cucchiano di cumino

-1 scalogno

-una presa di coriandolo fresco

-olio di semi di sesamo q.b.

-sale marino integrale q.b.

Procedimento:

la sera mettete i ceci in acqua. La mattina risciacquate i ceci e cuoceteli in pentola a pressione per 30 minuti (50 minuti in pentola) circa 1 l. di acqua per 100 g. di ceci. Scolateli. Lavate la zucca e pulite bene la sua buccia aiutandovi con uno spazzolino (io riciclo quello per i denti: li lavo in lavastoviglie, li disinfetto con la candeggina). Tagliatela a pezzi. In una padella sistemate l’olio e lo scalogno affettato sottilmente. Aggiungete i semi di cumino e mescolate. Aggiungete la zucca, salate e lasciate che la zucca si amorbidisca. Unite i ceci, aggiustate di sale. Quando sarà cotto distribuite del coriandolo fresco che avrete mondato e lavato in precedenza. Versate nei piatti e aggiungete la salsa a piacimento.

Ingredienti per la salsa con tahina:ceci zucca tahine3

-1 spicchio d’aglio

-4 cucchiaini di tahina

-3 cucchiaini di olio di semi di sesamo

-3 cucchiaini di acqua

-2 cucchiani di succo di limone

Procedimento:

con l’aiuto del mixer frullate insieme gli ingredienti fino a che sarà morbida. La quantità d’aglio e di limone è personale.

ceci zucca tahine2

La salsa tahina si può preparare anche in casa qui sotto trovate le istruzioni.

tahina

Ingredienti per la tahina

-100 g. di semi di sesamo

-30 ml. di olio di semi di sesamo

-1 sale marino integrale q.b.

Procedimento:

tostare in una padella i semi di sesamo a fiamma bassa e mescolandoli continuamente per evitare che si brucino. È possibile farlo anche in forno lasciandoli per pochi minuti a 180°C. Ora vi occorre il frullatore: sarebbe meglio aver raffreddato le lame per un po’ di tempo nel frizer o nel frigorifero. In questo modo si evita il surriscaldamento che potrebbe danneggiare la buona riuscita della salsa. Quando usate il mixer usatelo comunque ad intermittenza. Meglio sarebbe usare il mortaio, ma è solo per i meno pigri e per quelli che non vanno di fretta.

Versate i semi nel vostro frullatore e aggiungete l’olio di semi di sesamo. Salare, aggiustando alla fine. I semi di sesamo si sono ben amalgamati? Allora, la salsa è pronta!

tofu con verdure all’indiana e un racconto

Questo piatto è una libera interpretazione, di quelle che ti vengono la sera aprendo il frigorifero con una voglia di verdure saporite, di un gusto fresco, di un aroma indiano condito dalla una poca voglia di cucinare. È perfetto! Così perfetto che non pensavo che sarebbe andato bene al primo colpo! Per questo le foto sono state scattate, come faccio sempre, solo nei passaggi per ricordarmi la ricetta che sto provando, non certo per pubblicarla. E invece, la pubblico così come è, e voi mi scuserete se le immagini non sono proprio bellissime. In fondo, in fondo al post, per farmi perdonare, vi lascio un racconto che sa d’India.

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tofu con verdure all’indiana

Ingredienti per due persone:

-2 zucchineverdure+tofu indian2

-1/2 peperone giallo -un po’ fuori stagione-

-un bel pezzo di daikon

-5 cm. di radice di zenzero

-3-4 cucchiai di latte di cocco

-3-4 cm. di radice di zenzero

-200 g. di tofu

-olio di semi di sesamo q.b.

-½ + ½ cucchiaino di amchur o amchoor

Procedimento:

per la marinata:

tagliate a pezzi il tofu e ponetelo in una ciotola. Aggiungete la radice di zenzero grattugiata fresca, mezzo cucchiaino di amchur e il latte di cocco. Lasciate riposare, dopo aver ben mescolato, in frigorifero.

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Pulite e mondate le verdure. Io ho usato la macchinetta per affettare a spaghetti le zucchine e il daikon. Se non avete la macchinetta potete tagliare la verdura in piccoli pezzi, così come ho fatto per il peperone. In una wok, o in una padella sistemate l’olio di semi di sesamo e aggiungete mezzo cucchiaino di amchur, mescolate e unite le zucchine e il daikon. Salate, mescolate e lasciate cuocere per qualche minuto, dipende dal taglio che avete dato alle vostre verdure.

verdure+tofu indian3Aggiungete il tofu con tutta la sua marinata, mescolate e cuocete fino a imbrunire un poco il tofu. Aggiungete il peperone che invece andrà cotto poco in modo che rimanga al dente. Aggiustate di sale e servite.verdure+tofu indian5

 Ricordo che il peperone fa parte delle solanacee, e quindi se siete allergici e/o intolleranti  sostituitelo con un’altra verdura.

Il cameriere al IV°piano.

Con fatica si allacciava la giacca beige profilata di nero, la pancia si opponeva a quella ristrettezza. Le dita grassocce cercavano di non farsi sfuggire il bottone nero. Certo era che non sarebbe bastato rimettere ordine a quella divisa per darsi un tono, un tono che era perduto da tempo. I piedi piatti stavano allargati in un paio di scarpe stringate e consumate, il lucido nero le faceva risplendere in tutta la loro vecchiaia. I pantaloni erano macchiati sulla gamba: un alone scuro ricordava il lunch del giorno prima. Si era presentato davanti all’apertura rumorosa delle porte metalliche dell’ascensore al quarto piano. Il suo sorriso era apparso prima di tutta la sua stazza. Dietro di lui le scale, alla sua destra il corridoio illuminato poco e male, a sinistra una zona buia, abbandonata dove regnava una vecchia sedia di legno e un piccolo tavolino con un telefono nero di tanti anni fa. Si era quasi inchinato, aveva mostrato le chiavi della stanza 408 e afferrando il trolley avanzava schiena dritta lungo la moquette marrone facendo strada alla cliente.

-Una cliente!- si era detto. -Una cliente!-

Aperta la porta della stanza, appoggiato il bagaglio sul porta valigia, aveva mostrato il bagno con orgoglio. Le ceramiche dei sanitari erano opache per il calcare depositato, crepe sottili rugavano la superficie. Ma, era pulito! C’era anche un rotolo di carta igienica sopra la cassetta del wc. Asciugamani stopposi stavano piegati sopra una rastrelliera arrugginita vicino alla doccia. Più sotto, un rubinetto guardava, spalancando la sua bocca, il pavimento consumato. Una piccola saponetta incartata era appoggiata sul lavandino. Il logo dell’albergo era stato stampato su un’etichetta che poi era stata incollata alla scatola verde del sapone. Lui, se li ricordava i bei tempi quando l’albergo era nuovo. Era giovane, era fiero di far parte dello staff del grande albergo a cinque stelle, l’unico in Mysore. Era ricercato da tutti i clienti stranieri e lui aveva il suo gran d’affare al piano. Controllava i camerieri delle pulizie, registrava l’andare e venire delle colazioni in camera la mattina. Si faceva notare per la sua presenza attiva con quel arrivare giusto un istante prima del cliente, con il sorriso, con la gentilezza, con la discrezione. Sorvegliava, seduto sulla sua sedia, quello che succedeva al piano, al quarto piano, quello con la vista sul Palazzo del Sultano. Il telefono squillava, avevano bisogno di lui. Poi, cominciarono i lavori di ristrutturazione dell’ala ovest. Un muro fu costruito e un nuovo albergo cominciò a crescere. Cinque stelle super lusso: oro, cristalli, tappeti, bandiere, bar lounge, sauna, palestra, centro fitness, connessione internet, sala conferenze, parcheggio, attività per bambini, ristorante, suite, servizio in camera, piscina, accesso ai disabili.

Era abbagliato da tanta bellezza, funzionalità, modernità.

Ben presto avrebbero chiamato anche lui per trasferirsi in quella reggia a lavorare. Gli avevano detto di pazientare, giusto il tempo di organizzarsi, l’ala est del vecchio albergo avrebbe subito la stessa ristrutturazione, il muro sarebbe stato abbattuto e un albergo ancor più grande avrebbe regnato sulla città. Aspettava da molto tempo: impeccabile, sorridente, efficiente, pronto a ogni richiesta. Ancora non riusciva a credere che era stato ingannato, che sarebbe stato lì per tutto il tempo che al vecchio albergo rimaneva di vita. Sì, non c’erano più soldi per la ristrutturazione e tanto valeva lasciarlo così decadere, fino a quando sarebbero arrivati clienti di passaggio.

Spesso la caldaia si rompeva e lui era costretto a riempire dei secchi di acqua bollente che portava nella stanza del cliente per la sua toelette mattutina. Imbarazzato e pronto ogni volta a subire la rabbia che inevitabilmente si scatenava. Che poteva dire? Quell’albergo aveva visto tempi migliori, e anche lui.

Che ne sarebbe stato di lui se domani avessero deciso di chiudere l’albergo, senza soldi per la ristrutturazione? Non voleva pensarci, scacciava ogni volta quel pensiero negativo ogni mattino quando si svegliava nella sua stanza alla fine del corridoio. Lui abitava li. Dietro a quella porta senza numero, un piccolo locale con un letto, un bagno e un fornello per potersi cucinare qualcosa. Questa gli era parsa una buona soluzione: lo stipendio non era sufficiente per pagare un affitto in città. Era solo, non si era mai sposato, dove poteva andare? Gli anni avanzavano e la sua camminata si faceva sempre più stanca. Quando non c’erano clienti al piano, poteva permettersi di cucinare un po’ di più lasciando che l’odore forte delle spezie si infilasse nelle altre stanze.

Il personale era stato ridotto: due persone alla reception, due per le pulizie. Dei sei piani, solo il quarto piano era funzionante, gli altri erano stati chiusi. Un albergo fantasma, come lui stesso si sentiva ogni volta che si trovava di fronte a un cliente in arrivo.

-Madam, questa notte ha lasciato la porta della sua camera aperta. E’ importante che chiuda la sua porta con la chiave. Ho vegliato io su di lei.-

La mancia seguiva il grazie che lo faceva sentire indispensabile e felice ancora una volta.

 

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