ditalini di farro integrale con cavolfiore e carota

Il cavolfiore insieme ai broccoli, ai cavoli e ai cavoletti di Bruxelles fa parte della famiglia delle crucifere. E’ una verdura tipicamente invernale. Poche persone lo cucinano a causa del “cattivo odore” che emana durante la cottura. E’ divertente andare a scoprire i metodi che vengono scambiati nel web per fare fronte a questo problema.

Qualcuno suggerisce di mettere un po’ di aceto nella pentola. Un rimedio della nonna, non sono io, è quello di cuocerlo insieme con una patata che assorbe l’odore. Un altro suggerimento è di sistemare uno straccio imbevuto d’aceto sopra il coperchio della pentola o mettere nell’acqua di cottura una mollica di pane imbevuta di aceto. E ancora si consiglia di mettere mezzo limone insieme al cavolfiore, in fase di cottura o in alternativa un paio di noci lavate. Versare un cucchiaio di latte ??? nell’acqua in cui cuoce il cavolo che, in quest’ultimo caso, ne guadagnerà in sapore!!!! E noi vegani e /o intolleranti? Sistemare una fetta di pane con tanta mollica in bilico tra la pentola e il coperchio orientata verso il vapore.

Qualcuno si è ingegnato e ha risolto il problema comprando un fornello elettrico (una piastra) che mette fuori dal balcone così, la casa non puzza! Non molto comodo… In alternativa comprare un buon deodorante per ambienti e rimediare così. Personalmente preferisco aprire le finestre e accendere un incenso dopo aver ben arieggiato.

Certo che rinunciare al cavolfiore per la sua puzza è un vero peccato. Questo vegetale ha buone proprietà e ci preserva dalle malattie di stagione. Se il problema dell’odore è così importante negli adulti, per i bambini lo può essere ancora di più. 

cavolfiore2

Oggi si parla di… Luca! Beh, un po’ di spazio anche a lui. Il tipo sta diventando simpatico ogni giorno di più. Si presenta alla porta con un bel sorriso di felicità, saluta il papà con la manina e si guarda intorno… Cosa c’è da fare qui? Sembra proprio che si stia organizzando da solo la sua attività. Punta lo sguardo verso la scopa e si dirige  trotterellando verso l’attrezzo. – Ti pulirò la casa, nonna. – Sembra che dica e si mette al lavoro con grande energia. Parlare non è proprio il suo punto di forza al momento, ancora ha pochi vocaboli e quelli che ha imparato alle volte ti lasciano molto perplessa. Parla come un fumetto: il gatto è MAO, il cane è BAU, la mela è la mela, la banana è un BNA, pappa è chiaramente PAPPA, acqua è ACQUA, musica è MUCA, matita è MATITA, bidet è BIDET! Sì, dice bidet, ma non banana. È un po’ pigro nel parlare: spesso per chiedere una cosa emette un suono stranissimo e un po’ rabbioso  e non si sforza minimamente di dire la parola. In alcuni momenti, mi sono trovata in difficoltà a capire cosa voleva… alle volte ne sono uscita con un Sì, altre con un Bravo!

È un coraggioso. L’ho visto, e quanto mi dispiace non essere riuscita a fotografarlo, mentre cercava di dare il suo biberon con l’acqua al gatto. Troppo divertente! Anche perché il gatto lo guardava e guardava anche la tettarella. Indeciso, restava fermo chiedendomi rassicurazioni al riguardo. Arriva a casa  l’idraulico che deve farmi una riparazione  e Luca (idraulico, quante volte l’abbiamo chiamato così per la sua passione verso i rubinetti e gli scarichi del bagno) senza problema gli dà la mano e lo conduce, attraversando il corridoio, nella mia camera da letto… solo per fargli vedere il gatto che dormiva sul letto ancora sfatto! Imbarazzante. – Mi scusi signora, voleva farmi veder il gatto! – Avrei voluto nascondermi almeno un po’!

Quando sono arrivati i primi segnali della fame mi ha preso per mano e mi ha portato in cucina e ha voluto che lo sollevassi per vedere i preparativi per il pasto. Il piatto, semplice, che abbiamo preparato è fatto con una verdura che i miei nipoti adorano indovinate un po’? IL CAVOLFIORE!

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ditalini di farro integrale con cavolfiore e carota

Ingredienti per un bimbo e una nonna furba:

-ditalini di farro integrale tanti così

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-cavolfiore q.b.

-2 carotine

bisogna soffiarci SOPRA che poi scottano quando sono lessate

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-3 cucchiai di latte di riso

-olio e.v.o. q.b.

-sale marino integrale q.b.

Procedimento:

lavare e mondare il cavolfiore. Lessarlo in acqua salata insieme alle carote pulite e tagliate a rondelle. Passare al mixere il cavolfiore e le carote aggungendo il latte di riso. Aggiustare di sale. Se il bambino è piccolo fate attenzione alla quantità di sale! Cuocere la pasta. Condire la pasta con la crema di cavolfiore e carote. Salate velocemente la pasta. Aggiungere nel patto ancora un po’ di crema di verdure. Condite con un filo d’olio.

Apparecchiata la tavola si è impazienti… ci si prepara come dei pirati all’arrembaggio…

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DIVORATA!

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la merenda a scuola

Girando nel web in questi giorni di inizio anno scolastico mi è capitato più volte d’incontrare la domanda del momento: -Quale merenda date ai vostri figli a scuola? -.

Sono mamme che se la pongono nei forum, sono medici e nutrizionisi che educano alla sana alimentazione facendo prevenzione all’obesità infantile. Leggo, condivido, storco il naso ma soprattutto comincio un viaggio a ritroso nei miei ricordi e scopro che il momento della merenda a scuola è stato sempre un argomento di grande interesse anche 50 anni fa. Ricordo che quando frequentavo la scuola elementare, che allora terminava alle 12.30, suonava la campanella a metà mattina e la Signora Maestra ci dava il permesso per fare la merenda. Avevamo tutti o quasi la tovaglietta ricamata da stendere sul banco. Sì, perché l’intervallo lo si passava in classe, e seduti o in piedi intorno alla cattedra dove la maestra poteva mantenere il suo cipiglio da guardiana.

Io non mi ricordo che cosa mangiavo… Mamma, cosa mi davi da mangiare che non me lo ricordo? Ce l’avevo la merenda?

io 1967

Ricordo invece molto bene i pacchettini di crackers, forse i primi monoporzione, che venivano aperti in punta di dita per evitare lo sbricciolamento. Tutti gli scolari correvano alla cattedra a offrire un po’ della merenda alla Signora Maestra (allora unica!) che scorreva con gli occhi, analizzando quanto le si offriva e poi assaggiava. Ricordo bambini che arrivavano con focacce fatte in casa, così unte, che costringevano la Signora Maestra a metterli in isolamento preventivo: macchiare una pagina di un libro o di un quaderno era una condanna a ricopiare enne volte quella pagina. Solo la figlia del fornaio poteva elegantemente estrarre dal sacchetto bianco la sua focaccia, mostrando a tutti le poche macchie della carta marroncina con cui era stata avvolta: testimonianza dell’abilità paterna che le forniva un alimento buono e poco unto. Con il pollice e l’indice o meglio con le ultime falangi di pollice e indice la Signora Maestra, che aveva un conto aperto dal prestinè staccava l’angolo e con eleganza se lo portava alla bocca cercando di non rovinare quel rossetto rosso fuoco cornicetteche le spiccava sul viso pallido. Se avesse potuto chiedere un bicchiere di vino rosso alla figlia del vinaio l’avrebbe fatto visto che aveva un conto aperto anche lì. Ma torniamo allo scartare la merendina, me ne vengono in mente due: la prima era un lievitato semplice con granella di zucchero sopra e un nome che era un augurio (non faccio nomi perché i prodotti sono ancora in commercio e voi siete così furbi che capirete subito a quale prodotto mi riferisco). Questo piaceva molto se sottoposto a speciale trattamento da parte del bambino: per prima cosa bisognava sistemare la merenda sulla sedia, per seconda cosa sedercisi sopra fino a sentire il pouf del pacchetto che scoppiava aprendosi, e infine con le mani schiacciare e quasi impastare il lievitato fino a ridurlo dello spessore di pochi mm.; c’erano delle gare a chi riusciva a farlo più sottile. Ora, era pronto da mangiare, e così era molto più buono! Questa pratica poteva essere saltata solo nel caso il lievitato fosse stato acquistato allo spaccio aziendale (cosa comune all’epoca e che la mia famiglia ha fatto fino a quando la fame di mio fratello si è placata). Lì, venivano venduti sacchetti contenenti un gran numero di pezzi scartati dalla produzione perché malriusciti: schiacciati, storti, deformi, con poca o nulla granella, troppo scuri, etc. Erano i migliori! Per quanto riguarda l’altra merenda arrivò più tardi, sul finire della mia scuola elementare. Questa aveva sostituito la michetta con “crema spalmabile di cioccolato e nocciole” che nel suo sgocciolare goloso gravitazionale macchiava di marrone le carte e i grembiuli immacolati delle bambine. Questa era buona così, tanti gusti in cui sbizzarrirsi, tanta invidia per quel bambino che la estraeva delicatamente perché questa sì, che facilmente si spiaccicava. Tutti intorno a domandare a quale gusto fosse: a quei tempi poche famiglie potevano permettersela e quando la tiravi fuori dalla cartella era veramente una festa! Verso la fine dei miei anni della scuola elementare faceva la sua comparsa un altro pacchettino monoporzione quello di un biscotto che aveva la novità della leggerezza: lì era una sfida riuscire a aprire il pacchetto senza spezzare il primo della fila, un attimo di suspense al momento dell’apertura. Non ricordo di bambini con banane o mele quindi eravamo bambini già dediti all’industria merendera. Per alcuni appena arrivati dal sud (siamo negli anni ’60), la merenda era un panino con olio e sale che faceva inorridire la Signora Maestra che non faceva nulla per mascherare il suo disappunto che risuonava come un: – Questi selvaggi!- oltre al fatto che il suddetto panino fosse poco di “classe”, noi, milanesi, non conoscevamo l’olio e per noi la michetta poteva essere spalmata solo con il burro per poi spolverizzarla con lo zucchero. Questa però faceva parte delle merende pomeridiane, non quelle dell’intervallo e che quindi meritano un post a parte.

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Della scuola media con ben due intervalli non mi ricordo nulla; credo che a quell’età si avesse più voglia di stare assieme e pettegolare che di mangiare. E, poi, finalmente si poteva passare l’intervallo in corridoio spiando i compagni delle altre classi (è così: si finisce sempre per innamorarsi di quello della sezione B!). Alla scuola superiore c’erano degli organizzatissimi bidelli (allora si chiamavano così!) che aprivano un armadio grigio di metallo e distribuivano panini (già la michetta vuota si era persa?) con formaggio, prosciutto cotto o crudo, salame. Tutti ben confezionati in un sacchetto di carta bianca. £… ? Quanto costassero non me lo ricordo… ricordo invece che compagni maschi con l’ormone della crescita attivo si facevano fuori tranquillamente 2-3 panini ad ogni intervallo! E le regole d’igiene? E le regole della salute? Tutto quasi sconosciuto all’epoca…

Non sono qui a darvi consigli o suggerimenti per le merende dei vostri figli: voi sole mamme, sapete se i vostri bimbi fanno una buona colazione, se la mensa scolastica propone un pasto equilibrato che loro mangeranno. Queste sono le cose da valutare. Se siete mamme che possono infornare la sera dei piccoli tortini al posto delle merendine industriali farete mangiare un prodotto sano, economico per tutta la famiglia che saprà d’amore. La frutta è sempre un’ottima alternativa per i bambini che mangiano troppo. Mah, una parolina ve la voglio bisbigliare all’orecchio: -Ricordati, mamma, che bisogna mediare perché l’antica pratica dello scambio della merenda è difficile da estirpare!-

 

E voi, che siete grandi fate ancora la merenda di mezza mattina?

E con che cosa la fate?

Interrogata la mamma, questa ammette: -Io, la merenda non ve la davo!-

 

Carnaroli della bugiarda con zucca, porri e nocciole

-Bugiarda!-

-Chi io?-

-Sì, tu!-

Mai offesa è stata più grande per me! carnaroli porro, zucca, nocciole2

Gaia mi dà della bugiarda, a me che non posso proprio permettermelo di dire bugie. No, non mi si allunga il naso, mi si legge in faccia! Subito! La mia faccia non mente, la muscolatura del viso prende subito l’espressione di ciò che penso! Una vera fregatura! Insomma, a me è impossibile mentire! Eppure ultimamente le è presa così; ogni volta che le racconto qualcosa mi lancia il suo: -Bugiarda!-

Ci ho provato a dirle che io non dico bugie MAI, (anche se ho le gambe corte!) ma lei non molla! Credo che nel urlarmi -Bugiarda!- voglia dirmi semplicemente -Nonna, non ti credo.- ma forse questo le è difficile. Forse alla scuola materna qualcuno le ha rivolto la stessa accusa e lei la ripete, perché nessuno le ha mai detto “bugiarda” neanche quando si inventa qualcosa. carnaroli porro, zucca, nocciole12Sia con me che con la mamma e il papà davanti a un’evidente fantasia le chiediamo se è sicura di quel che dice, o si sta sbagliando e lei tranquillamente con grande abilità corregge il tiro. Nessun problema.

-Bugiarda!- ;(  sigh!carnaroli porro, zucca, nocciole17

La cosa è veramente sospetta perché me lo dice quando le racconto delle cose di qualsiasi argomento… in alcuni casi sono riuscita anche a dimostrarle la mia innocenza credibilità… mi guarda, ascolta… mi riguarda con la coda dell’occhio, poi seria in silenzio spalanca gli occhi e  mi … sembra proprio dire: -Nonna, con me non avrai scampo! Ti incastrerò prima o poi!-

Cambia argomento…

-Nonna, è buono questo risotto!-

È un piatto che si inventa in un attimo appena viene fatta la richiesta e non si sta tanto a pesare e a guardare le dosi. Potrei mentire…

Carnaroli della bugiarda con zucca, porri e nocciole

Ingredienti per una bimba affamata e una nonna bugiarda!:

-120 g. di riso Carnaroli

-foglie di porro -la parte verde q.b.carnaroli porro, zucca, nocciole1

-zucca napoletana privata della buccia q.b.

-nocciole q.b.

-olio e.v.o. q.b.

-sale marino integrale q.b.

Procedimento:

un poco d’olio nella pentola versare il riso e le foglie lavate, mondate e tagliate a pezzetti del porro (la parte verde). Mondare la zucca tagliarla a pezzi e unirla. Aggiungere acqua salata (5 g. per litro acqua) fino a coprire. Mescolare mentre il riso cuoce. Quando sarà pronto, spegnete e aggiungete le nocciole tritate non troppo finemente. Versare ancora un poco d’olio.

carnaroli porro, zucca, nocciole14

scarole e fagioli

Un classico della cucina campana. Questo è un piatto che mi piace assaje! Quando mi è arrivata la scarola nella cassetta GAS mi sono proprio detta: è fatta!

In dispensa c’era un pacchetto di fagioli cannellini che non aspettava altro che finire in pentola con le scarole. Uno dei piatti che ho gustato quest’estate.

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scarole e fagioli

Ingredienti per 1+1

-un cespo di scarola

-100 g. di fagioli cannellini

-1 spicchio d’aglio

-olio e.v.o. q.b.

-sale marino integrale

-peperoncino rosso q.b.

Procedimento:

lasciare in ammollo per una notte i fagioli cannellini. Scolarli e sistemarli in una pentola con acqua fresca e portare a ebollizione. Coprire e lasciarli cuocere a fuoco basso, devono sobbollire fino a quando sono teneri, 45 minuti circa. Lavate la scarola, scolatela e tagliatela spezzettandola con le mani. In una padella versare l’olio aggiungere lo spicchio d’aglio e il peperoncino lasciate insaporire. Togliete l’aglio e buttate la scarola, salate, mescolate lasciandola appassire. Aggiungete un mestolo di acqua dei fagioli (non l’avete buttata, vero?). terminate aggiungendo i cannellini. Cuocete insieme per qualche minuto fino alla consistenza che desiderate. Regolate di sale. Servite con un filo d’olio a crudo.

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Amici campani, avete ricordi, legati a questo piatto?

A COME APIA

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Ecco che è partito l’ L’ABBECEDARIO CULINARIO MONDIALE!

Che cosa è?

29 blogger compongono la carovana, tra ambasciatrici, ambasciatore, “semplici” viaggiatrici e un’Aiuolik. Gireranno (virtualmente) il mondo e lo metteranno sul piatto, letterina per letterina!

Questo viaggio consta di un ambasciatore/ambasciatrice per ogni lettera dell’alfabeto.

Ogni lettera è associata a una città, rappresentativa di una nazione e l’ambasciatore/ambasciatrice ha l’onore di aprire le danze con un piatto tipico a sua scelta. In seguito, tutti gli altri partecipanti/viaggiatori possono pubblicare una ricetta tipica di quel luogo. È possibile seguire il viaggio tappa per tappa o partecipare solo in alcune.

Viaggerò volentieri verso paesi con piatti di cucina vegana.

A COME APIA 

Mangiare è un po’ come viaggiare è l’ambasciatore di turno.

Ma dove è APIA? Apia è la capitale dell’isola di SAMOA. Sapete esattamente dove si trovano? Io non lo sapevo proprio esattamente, all’incirca… quasi…

È un’isola della Polinesia e si trova qui:

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si ringrazia il web per l’immagine

Questa è la bandiera:

Flag_of_Samoa.svg

si ringrazia il web per l’immagine

Questi sono i suoi fiori:

Samoa 1

si ringrazia il web per l’immagine

La vegetazione è tropicale con palme da cocco e piante e fiori tipici del luogo. La deforestazione sta analogamente distruggendo gli habitat terrestri, oltre a causare l’erosione del suolo.

Questo il suo mare:

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si ringrazia il web per l’immagine

Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse ittiche, talvolta anche con impiego di sostanze chimiche illegali, ha fortemente impoverito l’ambiente marino. Lo scarico in mare di acque inquinate, e l’afflusso di sedimenti dovuto all’erosione delle coste sta mettendo in pericolo la barriera corallina.

La ricetta si chiama:

SUAFA ‘I’

zuppa dolce fredda o calda per colazione o merenda

Ingredienti:suafai 2

-400 g. di banane mature, ben mature e lo capite dai puntini neri sulla buccia

-500 ml. di acqua

-100 g. di perle di tapioca

-240 ml. di latte di cocco

Procedimento:

in una casseruola versare le banane, che devono essere schiacciate con i rebbi di una forchetta. Aggiungete l’acqua e portate a bollore. Abbassate il fuoco e lasciate sobbollire per 20 minuti, mescolando. Versate poco alla volta la tapioca in perle, mescolando e aggiungete infine il latte di cocco. Riportate a bollore e lasciate sobbollire per 15 minuti abbassando la fiamma. La tapioca sarà cotta quando diventerà traslucida. Lasciate riposare fuori dal fuoco per 30 minuti. Potete gustarla calda o fredda. A me e alle mie amiche è piaciuta molto. Al mio gusto e a quello delle amiche va bene così senza aggiungere zucchero o dolcificanti anche se la ricetta originale lo prevedeva.

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Con queste dosi mi sono assicurata una bella colazione per la mattina e una gustosa merenda con le amiche.

Non si può certo dire che questo dolce sia di bell’aspetto! Solo amiche che hanno già assaggiato i miei esperimenti culinari hanno superato l’orrida presentazione. Guardandolo da vicino non è per nulla allettante e fa anche un po’ impressione con tutte quelle bolle trasparenti…  sembrano… occhietti!

Eppure è buono: ha un gusto particolare dato dalla bollitura della banana. Credo che sarà la mia colazione e il mio dessert per l’arrivo della stagione fredda. 

Non fatevi impressionare se lo vedete ingrigirsi un po’, è l’effetto banana che non essendo trattata con il limone tende ad annerirsi. Tutto OK!

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Avrei voluto metterci le mie foto di Samoa nel post ma non essendoci mai stata, ringrazio il web per le immagini.  Naturalmente verranno rimosse su richiesta.

16 ottobre giornata mondiale dell’alimentazione 2014

Oggi, 16 ottobre è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione.

Il tema della Giornata Mondiale dell’alimentazione 2014 Agricoltura familiare : “Nutrire il mondo, preservare il pianeta” è stato scelto per valorizzare l’agricoltura familiare e i piccoli agricoltori. Punta l’attenzione del mondo sul ruolo determinante dell’agricoltura familiare nel debellare fame e povertà, offrire sicurezza alimentare e nutrizione, migliorare i mezzi di sussistenza, gestire le risorse naturali, proteggere l’ambiente e realizzare uno viluppo sostenibile, in particolare nelle zone rurali. L’Assemblea generale dell’ONU ha designato il 2014 “Anno Internazionale dell’Agricoltura familiare”, un segnale forte con cui si riconosce l’importante contributo degli agricoltori familiari alla sicurezza alimentare mondiale.

Questo si legge sul sito della FAO

WWF e Auchan hanno tempo fa lavorato assieme a un progetto “Insiemecontroglisprechi” a cui molti hanno aderito offrendo una personale ricetta contro gli sprechi. Lisa Casali ha collaborato selezionando le ricette. Che cosa è la cucina senza sprechi? È la cucina che utilizza gli avanzi e/o gli “scarti” delle preparazioni alimentari. Queste ricette sono state raccolte in un libro “Buttali in pentola”, che sarà in vendita in tutti gli ipermercati Auchan e il cui ricavato sosterrà i progetti di conservazione del WWF.

copertina

È stato presentato il 30 settembre alla Triennale a Milano in occasione della presentazione del LIVING PLANET REPORT 2014; rapporto biennale del WWF sullo stato dei sistemi naturali della Terra e le soluzioni da mettere in atto per condurre le nostre società verso la sostenibilità del Pianeta. E’ realizzato in collaborazione con il Global Footprint Network, e la Zoological Society di Londra, e l’European Space Agency (l’Agenzia Spaziale Europea). 

Ho partecipato anch’io a questa raccolta con la mia ricetta Happy Hour con lo scarto.

La ricetta, tra le tante raccolte, che mi ha sorpreso di più è quella di Giusy Luini che ha presentato il suo gelato con i bacelli di piselli.

Davvero molto brava! Complimenti Giusy!

cecina more

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Quando la cucciola rimane per il week end dalla nonna, ne combinano di tutti i colori: questo sarebbe il giusto titolo del post!

La cucciola sta crescendo, (troppo in fretta!), autonoma, sa cosa vuole e non c’è dubbio che ha le idee ben chiare. È più difficile ora convincerla sul da farsi. Queste ultime settimane in cui sembrava che l’estate fosse ritornata ci hanno dato la possibilità di godere dei giardini e, specialmente il venerdì mattina quando gli altri bimbi sono a scuola, di avere a disposizione tutti i giochi del parco. Con zainetto in spalla siamo uscite a fare la nostra raccolta autunnale di tesori: le castagne matte e i loro ricci (che poi ti pungono la schiena quando devi rimettere lo zaino sulle spalle… -Nonna, portalo te che mi fa male!- , le foglie colorate e dalle forme più diverse, le ghiande, strani frutti secchi -Che cosa sono nonna?- -Non lo so!- -Bugiarda!- :(. Il tutto per preparare anche quest’anno il nostro autunno colorato. Abbiamo disegnato foglie utilizzando la carta dei sacchetti del fruttivendolo e tracciando la forma sovrapponendo le foglie raccolte. Poi i tesori sono stati portati alla scuola materna perché così voleva la principessa: dovremo fare un’altra spedizione prima dell’arrivo delle piogge. Naturalmente siamo state a trovare le anatre, i pesci e le tartarughe che nuotavano in acqua veramente melmosa. Abbiamo così visto una famiglia di topi che aveva fatto la tana proprio sotto un albero. Pare che le trappole per la derattizzazione non funzionino proprio! Poi, tornate a casa, ci sono sempre le favole da raccontare e i libri da guardare. Quello del momento è “L’arca di Noè” di Roberto Piumini e con le illustrazioni di Valentina Salmaso. A Gaia piace molto questa storia anche perché le immagini, che riempiono tutta la pagina, sono molto colorate e gli animali molto belli. Ci sono il leone e la leonessa che si guardano teneramente, le giraffe che intrecciano tra di loro i lunghi colli. Ci sono anche le coppie di animali più vicini a noi: oche, maiali, bruchi, conigli, tartarughe, ragni. tutti stretti nella pancia dell’arca ad aspettare che le acque si ritirino. C’è la grande famiglia di Noè che tiene gli animali in allegria con musica e storie. C’è un Grande Padre che dà il benvenuto al nuovo mondo e alla pace che regnerà. Gaia sfoglia questo libro osservando con attenzione le figure e ritrovando ogni volta i molti animali che fanno compagnia all’uomo e sono un vero dono.

A proposito… pulendo i broccoletti, passione di Gaia, abbiamo trovato un bruco bello verde, così abbiamo deciso di sistemarlo tra gli scarti dei broccoli e portarlo al giardinetto sotto casa, per non ucciderlo. Quando siamo uscite lei reggeva la vaschetta con il bruco delicatamente con le due manine, abbiamo scelto un cespuglio e lì sotto abbiamo sistemato la verde bestiola, guardate con curiosità da un signore che se ne stava seduto su una panchina a leggere il giornale. Tutto bene fino a qua ma quando è arrivata la sera…

-Nonna, ho voglia di mangiare il pollo! – Nonna strabuzza gli occhi della serie ma cosa ti viene in mente?, ma non fa a tempo a dire nulla che lei prosegue facendosi mentalmente le domande e dandosi le risposte…cecina more9

-Sì, lo so che tu non mangi il pollo: perché tu non uccidi gli animali. Ma anch’io non uccido gli animali, sai nonna… quello che mangio è già morto. Lo uccide il signore dove la mamma lo compra! Anch’io voglio bene agli animali.-

Che dire? Nulla, non si può dire nulla. Troppo difficile per i suoi 4 anni capire. Vive in una famiglia che, anche se poca, mangia carne. E poi, ha già detto tutto lei…

Facile pilotarla su un piatto vegano per la cena e una supercolazione veg della domenica veramente speciale.

Avevo detto che l’avrei provata e l’ho fatta… Lucy  !!!!

cecina alle more

Ingredienti:cecina more1

-100 g. di farina di ceci

-200 g. di acqua o latte di riso

-40 g. di malto di riso

-olio e.v.o. q.b.

-more tante q.b.

Procedimento:

setacciare la farina di ceci e unire l’acqua o il latte di riso a cui è stato sciolto il malto di riso. Usate la frusta per miscelare così non si formano i grumi. Se avete tempo lasciatela riposare un po’ in frigorifero. Lavare le more e nel caso fossero molto grosse dividerle in due. Scaldare una padella preventivamente spennellata con l’olio. Versare l’impasto dopo aver aggiunto le more. Cuocere a fiamma alta per qualche minuto, poi abbassare la fiamma e coprire. A metà cottura, quando vedete la superficie dorata rivoltatela come si fa per una frittata, coprire di nuovo e terminare la cottura. Aspettare con pazienza che si raffreddi un poco altrimenti ti scotti, e guarnire con qualche mora fresca e gustare.

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A Gaia l’ho preparata con l’acqua per restare più leggeri visto che lei il latte vegetale l’avrebbe bevuto comunque.

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A tavola! È pronto!

Gira il tornello,

scende le scale,

corre, saltella.

Un altro arriva un gradino dopo l’altro,

pesante, lento, ritmato.

Ancora il ruotare dei tornelli e in molti scendono,

rapidamente, qualcuno più lento, zoppica.

Lenta scorre la scala mobile.

 

Menù del giorno:

Antipasto:

fretta saltata con crema di buon umore.

Primo piatto:

gnocco ripieno di pensieri e preoccupazioni.

Secondo piatto:

pioggia di emozioni e sensazioni con contorno di difficoltà.

Dolce:

respiro lento al profumo di spazi aperti.

 

fiori2

 

A tavola! È pronto!

Qualcuno ha preparato il nostro pranzo o la nostra cena, oppure abbiamo cucinato per noi soli o per la nostra famiglia e ora siamo chiamati ad accogliere quel cibo che è stato preparato con amore. La tavola è apparecchiata con ordine, non importa se il servizio non è quello della festa, se la tovaglia non è quella di lino, se i bicchieri non sono di cristallo. L’armonia dei colori, delle forme, lo spazio che questi occupano sul piano del tavolo mostra un’attenzione, una cura che celebra il pasto.

fare il pane

Cosa facciamo quando ci sediamo a tavola davanti al cibo che dovrà nutrirci? Predisporci a ricevere il nutrimeno vuol dire creare uno spazio vuoto dentro di noi, alle volte troppo pieni delle fatiche e delle preoccupazioni della giornata. Come è possibile assaggiare, gustare, riconoscere in tutti i suoi componenti il cibo se mangiamo di fretta perché la testa è occupata a masticare pensieri? Il mangiare non è solo un atto che dobbiamo fare per poter vivere, può diventare un momento di ascolto di noi e delle persone che condividono il nostro pasto. Cresciuta nella tradizione cristiana mi hanno insegnato a recitare una preghiera prima di affondare le posate: la preghiera di ringraziamento per quel cibo. È un momento di pausa che ci consente di toglierci dalla frenesia della giornata e prepararci a un mangiare che diventa un atto sacro. Ringraziare Dio (qualunque nome porti), ringraziare la terra, ringraziare la vita che ci ha fatto nascere nella parte del mondo più fortunata dove è facile reperire cibo per tutti i nostri pasti. Spegnete i televisori, i telefoni, i computer e dedicatevi a raccogliere l’energia, i sapori, i colori del vostro cibo. Se siete da soli ascoltate della musica; più intensa è l’esperienza del silenzio durante il pasto, e rimanete in ascolto su quello che i vostri sensi recepiscono.

rasa tali

La vista ci dice della natura, della consistenza, dei colori, della densità, della forma. L’odorato anticipa i sapori. Il gusto: dolce, amaro, salato, piccante, acido, astringente. I cinque rasa dell’Ayurveda. L’udito partecipa: se mangiamo semi o frutta secca sentiamo il crock, qual è il suono di una carota addentata, e quello di un gambo di sedano,… ? Sareste in grado, ad occhi chiusi di riconoscere il cibo che state mangiando? L’esperienza yogica dell’ascolto si può fare anche a tavola e si può diventare ancora più sensibili, affinando i nostri sensi fino a sentire che quel cibo che stiamo portando alla bocca ci fa bene oppure male. Non sto parlando di alimenti avariati, mi riferisco piuttosto al fatto che ognuno di noi ha degli alimenti che aumentano il proprio benessere, altri che che lo intaccano. Molti suggeriscono di masticare lentamente e a lungo ma tra un boccone e l’altro provate a sorridere a voi stessi, a chi condivide con voi il pasto e alla vita.postura seduta2

Qual è il vostro rito di ringraziamento?

Quale la vostra preghiera?

tortini mela sambuco

Mi hanno regalato una bottiglia di questo favoloso succo, formato da succo di mela di montagna all’85% e succo di sambuco nero al 15%. Me lo sono gustato, intenso, dolce: una vera bontà di montagna. Poi, visto che una volta aperto il suo consumo era in tempi stretti, ho deciso di usarlo in questi tortini. Per questo si può considerare un “recupero”: quante cose rischiamo di buttare solo perché ci sfugge la data di scadenza? Veramente buoni, semplici e gustosi. Non sono dolci da vetrina ma per la loro semplicità e genuinità la meritano.

tortini sambuco+mela6

Con i fiori di sambuco avevo preparato un altro dolce casalingo: eccolo qua! Con i succhi di frutta si ottengono fantastici dolci: guardate qui!

tortini mela sambuco

Ingredienti:tortini sambuco+mela8

-250 g. di farina di kamut integrale

-1 bustina di cremor tartaro

-1 mela golden

-400 ml. di succo di mela di montagna e sambuco nero

-2 cucchiai di olio di riso

Procedimento:

setacciare la farina e il lievito. Sbucciare la mela e tagliarla a cubetti. Miscelare l’olio con il succo di mela e sambuco. Unire la parte liquida a quella solida, mescolando dall’esterno verso l’interno. Aggiungere la mela. Dividere il preparato in stampini e cuocere in forno a 180°C  per 45 minuti circa.

taccole stufate e un colesterolo buono, anzi gustosissimo

La ricetta di oggi è veramente molto semplice e veloce perchè cucinare un piatto sano deve essere facile e non deve occupare troppo tempo, altrimenti finiremo per mangiare altro e quell’altro si chiama fast food e non è sano. Dall’orto mi sono arrivate queste ultime taccole gialline con cui ho preparato il piatto che può essere un contorno veramente super nutriente o un piatto unico leggero che non ci appesantisce ma ci fornisce le adeguate energie per la giornata. Quanta fame avete? Un piatto di questa verdura può essere abbinato a una piccola porzione di riso Basmati che completa il pasto.

taccole1

Le taccole, chiamate anche piattoni, sono di colore verde chiaro, di forma larga e appiattita, sono una varietà di piselli, chiamate anche piselli mangiatutto. Hanno un sapore dolce e delicato. Dal punto di vista nutrizionale, le taccole sono ricche di fibra vegetale delicata e attiva adattissima a chi ha bisogno di regolare l’intestino. Inoltre essendo l’apporto energetico basso (circa 20 kcal/100g) sono adatte alle diete ipocaloriche. Ricche di vitamine (B9, vitamina C) e sali minerali la cottura in padella con poca acqua, consente di conservarle cosa che non avviene se venissero lessate in acqua bollente.

Per quanto riguarda la carota e le sue proprietà nutritive possiamo dire che è una vera miniera di minerali: ferro, calcio, magnesio, rame, zinco. Apporta pro-vitamina A (carotenoidi), vitamina B e C; tra tutti i vegetali rappresenta la fonte più ricca di beta-carotene, che viene trasformato in vitamina A dall’organismo in caso di bisogno. È anche ricca di riserve zuccherine.

Ecco perchè questo contorno può essere considerato un piatto completo per chi sta seguendo una dieta ipocalorica.

Questa ricetta partecipa al primo contest  promosso dal Policlinico Federico II e dall’Associazione italiana Food Blogger, dedicato al tema “colesterolo cattivo”.Banner-350x262-18-Giugno-2014_DEFINITIVI-CON-TESTO-327x262

Se volete saperne di più sul colesterolo vi invito a cliccare su questo qui link.

Categoria contorni

taccole stufate

Ingredienti per 3 persone:taccolestufate24

-500 g. di taccole

-4 carote

-1 scalogno

-timo fresco q.b.

-olio e.v.o. q.b.

-sale marino integrale q.b.

-pepe nero q.b. –facoltativo-

Procedimento:

lavare e mondare le taccole togliendo loro l’eventuale filo. Tagliarle a tocchetti di circa 2 cm. , pulire le carote e tagliarle a rondelle sottili. Pulire lo scalogno e affettarlo sottilmente. In una padella versare l’olio e aggiungere lo scalogno. Mescolare e aggiungere le carote e le taccole, salare. Cuocere coperto aggiungendo un po’ d’acqua calda fino a coprire, avendo cura di aggiungerne dell’altra se necessario. Poco prima del termine della cottura aggiungere del timo. Terminata la cottura prelevare qualche rondella di carota e frullarla con l’aiuto del mixer. Comporre il piatto versando un po’ delle carote frullate e le taccole attorno. Guarnire con del timo fresco.

taccolestufate15

È un’ottimo piatto anche per i bambini: la mia nipotina Gaia che le aveva già assaggiate qui le ha gustate con grande piacere! 

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