zuppa di carote: l’arancione che fa bene

E voi come la fate la zuppa di carote? Non la fate? Le carote sono quella verdura che più o meno tutti noi abbiamo in frigorifero e che spesso compriamo e poi ci dimentichiamo nel cassetto e le troviamo un po’ “stanche” di aspettarci. Anche quelli che non amano la verdura riescono ad avvicinarsi alle carote senza difficoltà. No, non è vero… ora mi viene in mente una persona che ho conosciuto e che le carote le mangiava solamente crude, cotte non le piacevano proprio. Forse perché spesso vengono presentate lessate e non possiamo non pensare al “pranzo del malatino” con la mamma che arrivava portandoci il triste pasto di convalescenza dopo la malattia: riso lesso e carote lesse. Puah! I bambini le amano molto, non ricordo bambini a cui non piacciono le carote. Nella stagione calda le prepariamo tagliandole a julienne nell’insalata di verdure o di cereali e ne mangiamo tante sperando di abbronzarci di più! In inverno, le carote rischiano di diventare solo ingredienti secondari di un piatto. Ecco che invece una buona zuppa di carote ci riscalda e mette allegria e buon umore con il suo bel colore arancio. Io l’ho preparata con pochi ingredienti che contrastano il dolciastro di questa verdura. Sono sicura che vi piacerà.

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zuppa di carote: l’arancione che fa bene

Ingredienti:zuppa carote coriandolo7

-350 g. di carote

-2 cm. di radice di zenzero

-1 scalogno

-coriandolo fresco q.b.

-olio e.v.o. q.b.

-sale marino integrale q.b.

Procedimento:

non smetterò di suggerirvi di usare la pentola a pressione che vi fa risparmiare tempo abbreviando i tempi di cottura e risparmiare soldi meno speco di acqua ed energia. Inoltre le verdure conserveranno meglio le loro proprietà nutrizionali.

Lavate e sbucciate le carote tagliatele in due o tre pezzi. Sbucciate lo scalogno tagliatelo a metà. Sbucciate lo zenzero fresco. Unite il tutto nella pentola, aggiungete l’acqua fino a ricoprire il tutto. Salate poco. Lasciate cuocere per 7 minuti a partire dal fischio. Spegnete. Sfiatate. Passate il tutto al mixer. Aggiungete il coriandolo e un giro di olio buono. Se preferite una zuppa più brodosa non dovrete fare altro che aumentare l’acqua. Se la volete più speziata aumentate lo zenzero e il coriandolo.

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Come ho già detto non è facile fare una fotografia allettante di un piatto di minestra: questa volta però sono soddisfatta! Che ne dite? Vi fa venire un po’ di voglia?

Un dolce con la carota veloce, veloce? Qui

 

piatto unico: polenta e lenticchie per tutti in poco tempo

luca polenta lenticchie  maniVenerdì, il tanto aspettato venerdì… Luca arriva allegro e imbacuccato sembra un piccolo astronauta nella sua tuta termica. Entra e mi saluta: – Ciao nonnabella. Polenta e eticchie!- cerca il gatto Ares. luca scarpe4- Eccolo! – si ride subito perché ha già fatto il programma della giornata. – Matite! Nonna artista!- è la prima cosa che mi chiede ogni volta che arriva. La sua abilità manuale sta maturando e venerdì il suo segno era deciso ed energico. Sta imparando i nomi dei colori: viola, rosa, marrone,… – E questo? –  – Questo è il bianco, Luca e non si vede sul foglio bianco! Non è rotto! – Terminato il momento “coloro da solo! Io!” gli metto a disposizione il baule pieno di cose di ogni tipo, recuperate un po’ qui e un po’ là. Si immerge con la testa e comincia a estrarre le cose. Non ci sono giocattoli veri e propri piuttosto contenitori di diverse dimensioni, tappi di sughero, castagne matte, tubi di carta, blocchi e vecchie riviste con molte immagini, cucchiai e cucchiaini, scatole piccole con diversi tipi di chiusura, piccoli contenitori di plastica con tappi da svitare, un vecchio flauto, una campanella di paglia, un vecchio tamburello, …

luca travasi1Tutto fa gioco, basta un po’ di fantasia e tutto si trasforma… si diverte con i travasi da un contenitore ad un altro con le mani o con l’aiuto (come è difficile! Ma tu sei bravissimo!) di un cucchiaio si spostano le castagne matte o i tappi. Anche giocare a travestirsi è divertente: un vecchio sacchetto di carta luccicante diventa il cappello del principe.La vecchia borsa gialla della nonna è la sua preferita se la mette al braccio e mi saluta: va a lavorare, mi dice, in ufficio, specifica. Così la scopa con il panno per la polvere viene trascinata per la casa con luca scarpe1grande lena e io ho il pavimento più pulito della settimana. Ride quando sente il gatto che smuove la sabbietta della lettiera e mi informa che il gatto ha fatto la pipì. Il gatto è al gabinetto! Gli piacciono molto anche le “babatte” della nonna, specialmente quelle che io chiamo le “ciabatte del sultano”, rosse con i lustrini, ricamate e la punta all’insù. Se ne va in giro per la casa ed è impossibile non ridere. – Pulito! – Mi dice quando termina il gioco. Poi, con una vecchia corda da saltare gioca alla “coda del serpente che vien giù dal monte…” trascinandola con la mia complicità per tutta la casa. Ride quando gli sfugge e io, veloce, gliela allontano dalla manina che cerca di recuperarla. Ogni tanto torna alla ricerca del gatto e mi prende la mano perché vuole che lo accompagni in camera da letto per vedere (cosa abbastanza certa) se ci sta dormendo sopra. Dopo pranzo arriva il momento del riposo: afferrra la sua scimmietta e il “guinguino”, (leggi pinguino) della nonna e si addormenta velocemente, spesso con il gatto nel letto. Non pare al momento interessato alla preparazione del pasto, almeno non come Gaia che osservava attentamente i passaggi: curiosa un po’, poi vuole tornare a fantasticare con le sue cose, è molto autonomo nel gioco.

luca travasi4Proprio perché partecipa poco alla preparazione del pasto devo dare un occhio a lui e un occhio alle pentole. Sento spesso dire che ci vuole tempo per preparare un pasto sano eppure la mia cucina ha tempi ristretti il più delle volte. Il tempo è prezioso e forse è solo l’idea di non avere lo spazio temporale sufficiente a far desistere le persone dal mangiar sano.

Avete 30 minuti + 15 minuti? Sono quelli che vi serviranno per mettere in tavola un buon piatto unico per tutta la vostra famiglia. Quello che vi serve è una pentola a pressione!

Pronti… via!

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In poco tempo sarete a tavola con un buon piatto di:

polenta e lenticchie

Ingredienti per 5 persone:

-500 g. di farina di mais spinato macinata a pietra q.b.luca polenta gialla19

-2 l. di acqua q.b.

-250 g. di lenticchie Pedina q.b.

-carota q.b.

-sedano q.b.

-scalogno q.b.

-aglio q.b.

-alloro q.b.

-1 cucchiaio sale marino integrale per la polenta + q.b. per le lenticchie

-olio e.v.o. q.b.

Procedimento:

la prima cosa che dovete fare è cuocere le lenticchie. Niente paura queste lenticchie luca polenta gialla20non hanno bisogno di ammollo per cui è sufficiente lavarle sotto il getto dell’acqua. Carote, sedano, aglio e scalogno a piacere puliti e lavati. Lo scalogno affettato, le carote e il sedano tagliati a pezzetti. Nella pentola a pressione versate un poco d’olio e aggiungete le verdure. La foglia d’alloro è d’obbligo. Versate le lenticchie, un poco d’acqua giusto per ricoprire il tutto e chiudete il coperchio. Lasciate cuocere per 15 minuti a partire dal fischio. I tempi di cottura sono indicativi, dipendono dalla vostra pentola a pressione. Intanto potete stendere il bucato, telefonare a un’amica, o giocare con il piccoletto ai travasi. Sfiatate, salate e se c’è troppa acqua fate asciugare. Riversate il tutto in un contenitore e tenete in caldo. Preparate la polenta sempre in pentola a pressione: versate il quantitativo d’acqua nella pentola e salatela. Lasciate che prenda il piccolo bollore e poi a pioggia versate la farina di mais, mescolando in modo che non si formino i grumi. Chiudete la pentola con il coperchio e aspettate che entri in pressione. Cuocete per 30 minuti a partire dal fischio. Qui siete libere per ben mezz’ora… Io cambio il pannolino, apparecchio e comincio a fare un po’ di ordine in quel caos che ho sul pavimento. Sfiatate. Servite e godetene tutti!

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okara polentina

Ieri mi sono preparata il latte di soya. E oggi vi posso presentare una ricetta di recupero dell’okara, scarto della lavorazione del latte di soya. Ecco che cosa si può ottenere velocemente dall’okara di soya e senza impegnarsi troppo. Un dolce senza lievito e senza zuccheri raffinati. Un dolce profumato, che nelle spezie ricorda i dolci invernali del periodo natalizio da sbocconcellare a colazione e a merenda. Attenzione, può sembrare senza glutine ma non lo è: il malto contiene glutine anche se è derivato da un cereale senza glutine in quanto per la sua produzione si parte sempre da quello d’orzo. Potete sostituirlo con lo sciroppo di riso.

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Okara polentina

Ingredienti:

-140 g. di okara di soya

-100 g. di farina di mais1okarapolentina

-4 cucchiai di malto di mais

-2 cucchiai di olio di semi di girasole

-cannella in polvere q.b.

-4 chiodi di garofano

-noce moscata q.b.

Procedimento:

mescolare la farina di mais all’okara precedentemente schiacciata con i rebbi della forchetta. Miscelare con l’aiuto del mixer l’olio di semi di girasole e il malto di mais. Pestare i chiodi di garofano e aggiungervi la noce moscata e la cannella in polvere. Versare le spezie nell’emulsione, mescolare e aggiungere il tutto alla parte solida. Lasciar riposare in frigorifero per almeno 30 minuti. Poi, versare il tutto in stampini e infornare a 180°C per circa 25 minuti.

  Altre ricette salate e dolci con l’okara le trovate qui e qua e quoQQQ

spaghetti di farro integrale con broccolo fiolaro

Questo broccolo è stata una vera sorpresa. È arrivato con la spesa GAS della settimana e non lo avevo mai mangiato. È una varietà di broccolo che è inserita nell’elenco dei prodotti veneti tipici. Viene coltivato sulle colline di Creazzo in provincia di Vicenza. Se ne volete sapere di più accedete da qui

cavolo fioraio1Il nome fiolaro deriva dalla presenza di germogli inseriti lungo il fusto della pianta, conosciuti con il termine dialettale di fioi (figli) e che sono insieme alle foglie più giovani la parte migliore del broccolo. Anche Goethe se ne innamorò  durante la tappa vicentina del suo viaggio in Italia, tanto da descrivere la donna che ne portava ceste piene sostenute da quel legno flessibile che non è altro che il bigolo, strumento di lavoro dei contadini. Goethe, tra le tante architetture disegnate, finisce per ritrarre la contadina che insieme ai suoi ortaggi l’aveva affascinato. Il suo aspetto cespuglioso faceva pensare a qualcosa di selvatico, di bel colore verde si mostrava aperto come un grande fiore. Ho pensato subito ad una pasta e mi sono lasciata subito immaginare a quale sarebbe stata la sua compagnia in padella. Una ricetta vegan, semplice che faccia sentire appieno il gusto di questa specialità (le ricette venete sono ricche di formaggi e carne per cui non ho potuto riferirmi ad esse). Un ingrediente e poi un altro ed ecco che gli spaghetti sono stati pronti e gustati con grande piacere. Ho scelto gli spaghetti di farro integrale proprio per il loro gusto antico che ben si abbina al broccolo.

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spaghetti di farro integrale con cavolo fiolaro

Ingredienti per un lui e una lei:cavolo fioraio4

-120 g. spaghetti di farro integrale

-un cespo di cavolo fiolaro

-1 spicchio d’aglio

-qualche cappero salato di Pantelleria

-olive verdi q.b.

-olive nere q.b.peperoncini marco

-sale marino integrale q.b.

-olio e.v.o. q.b.

-peperoncino rosso q.b.

-gherigli di noci q.b.

Procedimento:

lessare in poco acqua salata (6-7 minuti) il cavolo fiolaro dopo averlo lavato. Scolarlo per bene. In una padella versare l’olio e aggiungere l’aglio, i capperi (devono essere prima messi in acqua e lavati con più lavaggi per eliminare il sale e idratarli), il peperoncino. Togliere l’aglio e aggiungere il broccolo fiolaro tagliato a pezzi. Mescolare. Aggiungere le olive verdi e nere private dei noccioli e tagliate a pezzetti. Mescolare. Salare. Lasciar insaporire. Nel frattempo avrete cotto gli spaghetti in acqua salata, rimanete indietro nella cottura di 1-2 minuti. Scolate e versateli nella padella insieme al cavolo e fate saltare il tutto. Terminate aggiungendo i gherigli di noci spezzati e ancora un giro d’olio. Facile, no? 

Così fu: il broccolo veneto migrò verso sud! 

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Ringrazio Marco per i suoi peperoncini di cui mi ha fatto dono: puro rosso, profumato e piccante come piace a me.

 

riso rosso con salsa allo scalogno e topinambur

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- Lo sai, nonna, che noi non sentiamo solo con le orecchie? Noi sentiamo con tutto il corpo. – Sì, è lei: la “meravigliosa” che è tornata a trovarmi venerdì. Quella che rimane meravigliata e con la bocca spalancata sono io! Riflessioni profonde per i suoi quasi 5 anni, e pensare che ci sono degli adulti che questa cosa non l’hanno ancora sperimentata. Sarà l’innocenza dei bambini, sarà che con me ha sempre più un contatto profondo nel raccontarmi le sue emozioni, i suoi desideri. Venerdì in particolare era particolarmente “sintonizzata” a cogliere i bisogni e le necessità sue e mie. Mi sono commossa più volte per questa incredibile sintonia. Le coccole al gatto, e poi la richiesta di poter disegnare: – Mi fai disegnare, nonna? – E io pronta ad offrirle i molti materiali che le metto sempre a disposizione: matite, acquarelli, tempere, gessetti, cere. La scelta del materiale mi comunica il suo stato d’animo, i suoi bisogni. – Voglio gli acquarelli e un foglio grande. – Servita della carta mi chiede se le bagno il foglio con la spugna ma poi cambia idea. Finalmente l’ho di nuovo vista libera di dipingere colore, solo colore al di là delle forme. L’ho osservata con grande piacere giocare miscelando i colori sul foglio. – Nonna, che colore è il colore porpora? – Spiegare il colore porpora, (come le è venuto in mente?) non è proprio semplicissimo. – È un viola che è un po’ rosso… – e allora la ricerca del porpora si è spostata dal foglio all’acqua che serve per pulire i pennelli… – E così, nonna? – Che bello, mi sono detta, arriviamo alla pura essenza dell’essere colore. Sì, perchè il colore è un essere… – Noi siamo due artiste! – mi dice.

Durante le vacanze di Natale abbiamo provato la tecnica del feltro: dalla lana cardata alla realizzazione di un grande cuore in feltro. Il processo richiede attenzione per preparare trama e ordito con la lana che poi vengono insaponati e lavorati prima delicatamente e poi con sempre più energia fino all’infeltrimento. Spalmare con le mani il sapone fino a farne una schiuma morbida è un bellissimo gioco. Lavorare la lana, riscalda anche se siamo con le mani bagnate e non solo il corpo ma anche l’animo.

cuoreGaia9  cuoreGaia2

  cuoreGaia14  cuoreGaia3

Non è mancato il momento cucina con una preparazione un po’ lunga ma che ha soddisfatto ampiamente sia il momento gioco che il momento gustativo.

riso rosso scalogno topinambur16  

S’imparano tante cose cucinando: un po’ di scienze, P1080553un po’ di manualità, un po’ di fotografia, un po’ di composizione,… ma soprattutto è in quel momento, quando le mani sono impegnate, che  l’anima si libera e si comincia a parlare. Ci sono segreti da regalare, ci sono domande che non hai mai avuto il coraggio di fare, ci sono piccoli ma anche grandi dispiaceri da condividere, ci sono i - Ti ricordi, nonna, quando noi… -. E quel noi, e quei ricordi lontani (come fa a ricordare episodi così distanti nel tempo, rimarrà un mistero!)

Che bello è essere nonna!

riso rosso scalogno topinambur7

riso rosso con salsa allo scalogno e topinambur

ingredienti per una nonna e una bimba:riso rosso3

-120 g. di riso rosso

-3 scalogni

-3 topinambur

-1 spicchio d’aglio

-olio e.v.o q.b.

-foglie di salvia fresche

-sale marino integrale q.b.riso rosso6

-3 cucchiaini di panna di soya homemade

Procedimento per il riso:

cuocere il riso in acqua salata per circa 30 minuti. Scolare.

Procedimento per la salsa di scalogno:

pulire gli scalogni (Gaia si ricordavriso rosso scalogno topinambur8a perfettamente di averlo già fatto: – Quando poi nonna abbiamo fatto la pasta con le more… nonna, ti ricordi?) e affettarli. In una padella versare dell’olio e cuocerli aggiungendo le foglie di salvia, salare.

Pulire i topinambur e affettarli sottilmente. Cuocere i topinambur con un po’ olio in una padella, salare. Asciugarli con il panno carta. Nel mixer unire, una volta raffreddati gli scalogni cucinati e qualche cucchiaino di panna da cucina. Quello che dovete ottenere è una salsa densa. Aggiustate di sale e se necessario unite ancora un po’ olio. Tutto pronto!

riso rosso scalogno topinambur9Ora non vi resta che impiattare: io e Gaia ci siamo divertite con il nuovo giocattolo da cucina che magicamente prepara dei cubetti di riso, regalo di Natale che non avevo ancora provato!

Grazie, ritastefanoedoardo.gaia riso rosso cubetto

Si è deciso insieme come impiattare e Gaia ha scattato le foto! Divertente vederla girare intorno al tavolo o salire sulla sedia per trovare inquadrature strane. Alcune foto sono un po’ mosse, questo perché la macchina fotografica è ancora troppo grande per le sue manine.

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Unico problema non è stato scaricare 70 fotografie ma scegliere quelle da pubblicare!

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barbabietola, non ti odio più!

Chi odia le barbabietole alzi la mano! Lo so che questa verdura non è molto amata, spesso perché le barbabietole vengono acquistate già lessate in una confezione sotto vuoto che ne priva in parte del loro sapore. Fresche sono un’altra cosa. La ricetta è elementare ma riesce a farvi coprire il gusto terroso di questa verdura.

barbabietole1

I miei figli di questa verdura ne hanno mangiata in gran quantità anche perché ai tempi preparavo la cosiddetta schiscetta per il pranzo a scuola e una volta alla settimana toccava il contorno sbrigativo. Credo che entrambi le abbiano spacciate in cambio di pietanze più invitanti, sfruttando la curiosità dei compagni che non avevano mai visto questa verdura rossa.

La barbabietola è un tubero e appartiene alla famiglia delle Chenopodiaceae. Di lei si dice che è ricca di sali minerali (ferro) e vitamine (vitamina A, B9 acido folico), ricca di antiossidanti e di flavoidi che ci aiutano a proteggerci dall’ossidazione dei radicali liberi. È sconsigliata a chi soffre di calcoli renali per la presenza di ossalati e a chi soffre di diabete perché contiene zuccheri.

barbabietolaal forno3

barbabietola, non ti odio più!

Ingredientibarbabietola3 (1)

-una barbabietola

-1 spicchio d’aglio

-sale marino integrale q.b.

-olio e.v.o. q.b.

-foglie di coriandolo fresche -facoltativo-

Procedimento:

pelate la barbabietola e affettatela. Ungete una teglia con l’olio e strofinatela con l’aglio. Sistemate le fette di barbabietola, salate e cuocete in forno  180°C. 

barbabietolaal forno5

Quasi delle chips di barbabietola, se il gusto vi risulta troppo dolce aggiungete delle foglie di coriandolo fresco che equilibreranno il sapore.

 Sono sicura che così riusciranno a mangiarle anche i bambini!

Altre ricette con barbabietola le trovate qui e qua.

polenta taragna con verdure stufate

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Venerdì Luca è venuto a trovare la “nonnabella”. Ha preferito venire con il pumman (leggi autobus) accompagnato dal “nonnobello”, anziché in bicicletta con il papà. L’autobus e il “nonnobello” sono le sue grandi passioni.

Il gatto Ares lo aspettava sulla soglia di casa pronto a scappare in zone inaccessibili al gioioso ed entusiasta “cucciolo di uomo”. E così fu. Luca rincorreva il gatto per la casa urlante, Ares fuggiva irritato dai decibel. Più il gatto scappava più Luca si faceva festoso e scatenato. Una scena da cartone animato. Poi, il gatto ha trovato il suo nascondiglio e Luca mi ha chiesto le matite. L’ho fatto pasticciare un po’ con le cere colorate, materiale a mio parere più adatto alla sua età, ma, insistente, ha voluto le MA-TI-TE e io mi sono arresa a consegnargli la grande scatola, sapendo che sarebbero andate sparse per tutta la casa con un pericolo di caduta libera con doppio salto mortale per entrambi. luca disegna4Certo è che il cucciolo è veramente tenero e sa conquistare;  tutto il giorno mi ha chiamato “nonnabella”, mi abbracciava le gambe per poi farsi prendere in braccio anche se per un momento. Come si fa a non lasciarsi intenerire? Dagli occhi mi uscivano certi cuoricini colorati allo sbattere delle palpebre! Facciamo ancora un po’ di fatica a capirci: le parole non sono il suo forte. Gli facevo ripetere le parole sillabandole MAC-CHI-NE e lui me le ripeteva sillabate sbagliate. MAC-CHI-CHE! Poi mi parlava pronunciando la parola sillabata. Insomma,  è una sagoma!

luca lavatrice1Quando Gaia era piccola mi facevo aiutare a caricare luca lavatrice4la lavatrice; venerdì è stata la prima volta di Luca. Un gioco che l’ha divertito e l’ha tenuto impegnato per un po’ di tempo. Ci mancava poco che entrasse nella lavatrice! Guardare nell’oblò i panni girare e diventare colori che cambiano di giro in giro, come in un caleidoscopio, è proprio divertente. A dire il vero piace anche a me!

Per pranzo abbiamo preparato una polenta con verdure e per l’occasione ho arrangiato una filastrocca di quelle che si ripetono per imparare i nomi delle dita della mano.

Il Pollice dice: – Ho fame! -polenta taragna0

L’Indice dice: – Facciamo la polenta! -

Il Medio dice: – Non c’è farina! -

L’Anulare dice: – La vado a comprare! -

Il mignolo dice: – E io che sono il piccolino mi mangio il polentino! -

Giocando con le dita della sua manina paffutella, provava a muovere un dito alla volta molto divertito e ripetendo – Ho fame! – anche perché tutte le altre non se le ricordava! Troppo difficile per la sua età!

Abbiamo ascoltato il suono della polenta che si stava preparando: quelle bolle che si formano polenta taragna2e poi scoppiano lentamente con un pof rotondo, seguito da un sibilo.

La polenta! Devo dire che quando l’ho acquistata dai GAS e sono andata a ritirarla, qualcuno mi ha subito chiesto come la mangiasse una vegana. Un’altra persona, velocemente, ha suggerito: – Ma con i funghi! – Beh, io lì per lì non ho voluto complicare la faccenda dicendo che non mangio i funghi in quanto allergica ai lieviti e a tutto ciò che fermenta. Io, noi, la polenta taragna, ce la siamo cucinata con le verdure che c’erano nel frigorifero (secondo la filosofia del “si fa con quel che c’è”!) ed è venuta ottima. La farina utilizzata era davvero molto buona. Avevo proprio voglia di mescolarmela per tutto quel tempo, anche perché sto rimettendo a posto una spalla che mi ha dato qualche fastidio. Insomma, fisioterapia in cucina. E perché no?

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Ecco la ricetta! Per quanto riguarda le verdure potete tranquillamente variarle, l’importante è che siano rigorosamente di stagione.

polenta taragna con verdure

Ingredienti per le verdure:

-carotepolenta taragna11

-sedano

-foglie esterne della verza

-porro

-sale marino integrale q.b.

-olio e.v.o q.b.

Procedimento:

lavare e mondare le verdpolenta taragna8ure. Tagliare a piccoli pezzi le carote e il sedano. Tagliare a rondelle fini il porro. Tagliare a striscioline le foglie di verza. Mettere il tutto in padella con olio d’oliva, salare, coprire e lasciar stufare. Se è necessario aggiungere dell’acqua calda o del brodo.

Ingredienti per la polenta 5 persone:

-500 g. di farina di grano saraceno e mais spinato

-2.5 l. acqua

-1 cucchiaio di sale grosso

Procedimento:polenta taragna6

portare ad ebollizione l’acqua, salare e versare a pioggia la farina mescolando per evitare che si formino i grumi. Cuocere per 60 minuti. La polenta sarà cotta quando si staccherà dalla pentola senza fatica. Il fondo di polenta che rimane attaccato alla pentola è buonissimo da mangiare. Lasciate raffreddare la pentola e si staccherà da solo. Gustosissimo!

Luca ha divorato la sua polenta subito e poi ha richiesto il bis di verdure! Il test bambino ha dato ottimi risultati. Solo quando ho voluto dargli un po’ di fondo delle verdure versandoglielo direttamente dalla padella mi ha detto: – No, la piscina, NO! – Troppo simpatico!

torta salata con carote e porri e un gusto zen

Questa estate l’amica Antony mi ha regalato un libro di cucina macrobiotica: “Lo Zen Macrobiotico o l’Arte del Ringiovanimento e della Longevità” di Georges Ohshawa – Nyoiti Sakurazama. L’ho letto subito molto incuriosita: con quel titolo… ma si sa, che d’estate si cucina poco e quindi ho ripreso la sua consultazione da qualche giorno. Tra le tante ricette mi ha molto incuriosita questo impasto per le torte salate. E, dato che nel frigorifero c’erano ancora dei porri e delle carote dell’ultima spesa, ho deciso che era arrivato il momento giusto per provare questo strano impasto e preparami una torta salata per cena. Non è facile stendere l’impasto con il mattarello per cui l’ho lavorato con le mani e l’ho composto direttamente nella teglia. È possibile che questa difficoltà nello stendere la pasta sia dovuta ad un errore nelle dosi visto che il libro parla di cucchiai e tazze: saranno quelle cup, tbsp americane? Non so, io comunque ho usato quelle misure che poi vi ho convertito in grammi. Il gusto è veramente particolare e se amate il profumo della cannella fa proprio per voi. Le verdure le potete variare a vostro piacimento o semplicemete guardando cosa avete nel fondo del vostro frigorifero a fine settimana. È una ricetta economica che soddisfa il palato e il portafoglio. Provatela!

torta salata zen8

torta salata con carote e porri zenP1080418

Ingredienti per l’impasto:

-130 g. di farina di farro integrale

-2 cucchiai di olio e.v. o.

-1 cucchiaio di olio di sesamo

-½ cucchiaino di sale marino integrale

-1 cucchiaino di cannella in polvere

-1 cucchiaino di scorza d’arancia secca qui

Ingredienti per il ripieno:torta salata zen1

-2 porri piccoli

-2 carote medie

Procedimento:

lavate pelate e affettate le carote e tagliatele a rondelle e poi a metà. Lavate i porri e tagliateli a rondelle. Cuoceteli in padella con un po’ d’olio e.v.o.

Impastate unendo la farina di farro, il sale, la cannella e la scorza d’arancia seccata torta salata zen3con un po’ d’acqua. Sistemate l’impasto in una teglia da forno ( diametro 20 cm.) aiutandovi con le mani. Quando i porri e le carote saranno freddi versateli nella teglia. Infornate a 180°C per circa 20 minuti.

Grazie Antony ci riproverò perchè ho già adocchiato qualche altra bontà!

 

 

A questo punto ci vuole un haiku:

aiku su legno

Riso Rosa Saudah

Paola mi ha regalato un riso che non avevo mai assaggiato: un riso rosa. Si tratta di un Riso Rosa Saudah, una varietà nativa dell’isola di Giava: al giorno d’oggi sono pochi i gruppi di agricoltori che ancora la coltivano.

Vi lascio leggere l’etichetta che presenta il progetto di sostegno alla conservazione della biodiversità culturale e gastronomica dell’Indonesia.

riso rosa11   risorosa8   riso rosa10

Ho provato a cuocerlo una prima volta semplicemente in acqua per conoscere il suo sapore, la sua consistenza, il suo profumo. La volta successiva ho presentato questo riso con una cottura al latte di cocco: il risultato era buono ma, personalmente, l’ho trovato decisamente troppo dolciastro e anche se è piaciuto. È solo alla terza volta che sono riuscita ad ottenere un gusto che mi soddisfaceva completamente, equilibrato nel dolce del latte di cocco, nel salato, nell’acre sapore del coriandolo, nel piccante del pepe. Ecco la semplice ricetta.

riso rosa2

Riso Rosa Saudah con cocco e coriandolo

Ingredienti per persona:risorosa14

-50 g. di riso rosa Saudah

-1 parte in volume d’acqua

-1 parte in volume di latte di cocco

-coriandolo fresco q.b.

-sale pochissimo!

-pepe nero q.b.

Procedimento:

per ogni persona 50 g. di riso, per ogni dose di riso una parte di acqua e una parte di latte di cocco. Il rapporto tra riso e fase liquida è di 1:2. La parte di liquido viene equamente suddivisa tra acqua e latte di cocco. È più difficile spiegarlo che farlo. Lavate il riso velocemente sotto l’acqua corrente. Tostatelo in padella e aggiungete la parte liquida. Salate pochissimo e assaggiate. Coprite e lasciate cuocere per circa 20 minuti. Aggiungete al termine il coriandolo fresco.

riso rosa5Questo riso merita di essere studiato e sperimentato ancora. Provatelo vi sorprenderà: un riso che definirei “femminile”!

pancakes con farina di castagne d’acqua

Mister Bombay e la sua singhara cheela, mi hanno fatto venire voglia di preparare dei pancakes senza glutine veramente gustosi. Sono stati divorati in un battibaleno e nessuno si è lamentato per la poca “dolcezza”. Come sempre non ho usato zucchero, ho scelto il succo d’agave e la naturale dolcezza dell’uvetta. Sono naturalmente senza glutine perché questa farina di castagne d’acqua ne è priva. In India vengono preparati dolci con questa farina: nelle ricette è presente una buona dose di zucchero e di burro. Saranno sicuramente buoni ma oltre al fatto di non essere vegan sono certamente molto calorici e pesanti mentre questi pancakes sono decisamente più leggeri e più sani.

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pancakes con farina di castagne d’acqua

Ingredienti:

-130 g. di farina di castagne d’acqua – singhara cheelapancake1

-60 g. di succo d’agave

-250 g. di latte di mandorle non zuccherato

-55 g. di uvetta sultanina

-olio e.v.o. q.b.

Procedimento:

mettere in ammollo l’uvetta sultanina. Stemperare la farina nel latte di mandorle dolcificato con il succo d’agave. Aggiungere l’uvetta strizzata. Spennellare una piccola padella con l’olio, attendere che arrivi in temperatra e versare un po’ dell’impasto avendo cura di distribuirlo bene sul fondo. Cuocere un lato e poi rivoltare e cuocere anche l’altro.

pancake6

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